Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie.
Chiudendo questa notifica dichiari di aver preso visione e di ACCETTARE LA PRIVACY E I COOKIE DI TELEBORSA.

 
Sabato 20 Ottobre 2018, ore 15.16
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Nuovi Blocchi. Chi collasserà per primo?

La nuova Guerra fredda, a 30 anni dalla caduta del Muro

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
1 2 3 »
Le responsabilità di Barack Obama

A dirla tutta, non fu proprio una grande strategia quella che Barack Obama ha condotto durante il suo secondo mandato presidenziale, quando cercò di mettere in piedi due trattati commerciali paralleli, il TPP sul versante pacifico ed il TTIP su quello Atlantico, cercando di coinvolgere tutti i Paesi delle due sponde ed in particolare l'Unione europea, per isolare la Cina da una parte e la Russia dall'altra.

Quando ci si lamenta della frattura del quadro delle relazioni internazionali multilaterali, addebitandolo all'attuale Presidente americano Donald Trump, si trascura che fu quella strategia a spezzare per la prima volta il sistema globale stabilito con il WTO.

Non è casuale, infatti, che il lancio nel 2013 da parte del Presidente cinese XI Jinping della strategia cinese volta a creare una Nuova Via della Seta, denominata inizialmente OBOR (One Belt, One Road), poi ribattezzata BRI (Belt & Road Initiative), rappresentò una risposta alla strategia di Barack Obama: il progetto di un nuovo Trattato Transatlantico con l'Unione Europea, che superasse anche le barriere non commerciali, fu infatti lanciato il 12 febbraio 2013 nell'ambito del “Discorso sullo stato dell'Unione”. Era già tutto concordato, visto che appena pochi giorni dopo giunse la risposta affermativa dell'allora Presidente dalla Commissione europea, Manuel Barroso.

La strategia geopolitica americana, dopo la crisi finanziaria del 2008, era coerente con quella commerciale: occorreva contemporaneamente destabilizzare l'intero Medio Oriente dopo la ritirata dall'Afghanistan e dall'Irak. Il rimescolamento delle carte nel Medioriente era necessario, creando fronti contrapposti, per isolare l'Europa ed il Mediterraneo dalla avanzata cinese. Il raddoppio del Canale di Suez, finanziato dalla Cina per consentire alle sue navi più capienti di evitare il periplo dell'Africa, era stato avvertito come una chiara minaccia.

Le primavere arabe erano un modo per creare instabilità: se l'America non era più in grado di presidiare quegli scacchieri, il conflitto così generato avrebbe reso impossibile a chiunque di insediarvisi.

Si è dunque conclusa, con una ritirata, la strategia americana iniziata nel 1978, quando contrastò l'invasione sovietica in Afghanistan finanziando i mujahidin islamici che vi si opponevano, e subito dopo quando non ostacolò in Persia l'avvento al potere dell'Ayatollah Khomeini. La scelta, per Washington era drammatica: o lasciava spazio all'estremismo religioso islamico, che si trasformò subito in un boomerang per l'intero Occidente considerato un Satana, oppure lasciava campo libero all'URSS.

1 2 3 »
Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.