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Negli equilibri globali, Curdi e Palestinesi rimangono due popoli senza Stato

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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E' chiaro, quindi, che ancora oggi le frontiere degli Stati si possono modificare, ma solo in virtù di interessi strategici globali: e nessuno, oggi, ha interesse a creare uno Stato Curdo, come uno Stato palestinese.

Avranno pure ragione i Curdi che hanno combattuto in Siria, nella guerra civile contro Assad, a sentirsi scaricati. Ma oggi gli Usa non hanno né la voglia né la forza di creare un nuovo Stato, che magari si vada ad unificarsi con l'area ad autonomia amministrativa curda che si trova nella parte settentrionale dell'Iraq.

In questi anni, le primavere arabe hanno sconvolto il Medioriente, spodestando le democrature che governavano quest'area, dalla Tunisia all'Egitto, fino alla Libia, fermandosi in Siria per via del sostegno dato dalla Russia al governo di Assad. Dopo l'intervento in Irak contro Saddam Hussein che minacciava la sicurezza di Israele e quello precedente in Afghanistan per via del terrorismo che aveva trovato rifugio in quell'area, la prospettiva di una unificazione araba da parte dell'Isis è stata destabilizzante per tutta la Rimland, l'area che circonda il nucleo centrale dell'Eurasia.

Il destino della Siria e la sua stabilizzazione dopo anni di guerra civile a cui hanno partecipato in tanti, va dunque iscritto in un quadro geopolitico e strategico più ampio, in cui la Turchia e la Russia, come le altre potenze arabe dall'Iran all'Arabia Saudita hanno interessi vitali.

Chi oggi si fa portavoce delle legittime aspirazioni del popolo Curdo lo fa sicuramente in buona fede. Tanti Curdi, a loro volta, hanno combattuto in questi anni una guerra non loro. Ma la buona fede non basta, a questo mondo.

Negli equilibri globali, Curdi e Palestinesi rimangono due popoli senza Stato.

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