In prospettiva,
a marzo dell'anno prossimo, ci sono le elezioni a Mosca. Se ne parla ancora assai poco: la rielezione di Vladimir Putin è lo snodo attorno a cui si gioca tutto. C'è di mezzo non solo la guerra in Ucraina, ma l'ambizione della Russia di tornare ad essere una grande potenza politica e non solo una fonte di risorse energetiche e di minerali a buon prezzo.
L'Occidente mira a ricondurre Mosca alla "mansuetudine", mettendola con le spalle al muro con le
sanzioni: una sfida pesante soprattutto per l'Europa, che ha beneficiato per decenni del gas russo, una risorsa abbondante ed economica. I primi a farne le spese sono stati i tedeschi, che con il raddoppio del North Stream avevano cercato di togliere alla Ucraina l'unico vantaggio strategico di cui poteva disporre, rappresentato dal gasdotto proveniente dalla Russia che la attraversava.
Nessuno sa esattamente che cosa succederà alle elezioni in Russia, perché c'è un gioco coperto di una nuova generazione di tecnocrati che stanno facendo esperienza politica in tutta la periferia dell'impero, lontani dal groviglio di potere che da sempre circonda il Cremlino. D'altra parte, sono le stesse sanzioni ad essere salutari per l'economia e l'industria russa: la riduzione della rendita mineraria impone scelte produttive interne, lo sviluppo della tecnologia.
Si supererebbe finalmente l'errore strategico che risale addirittura ai tempi di
Krusciov, che decise di usare la leva del petrolio e del gas venduti in Occidente ai prezzi di mercato per ottenere le risorse che servivano all'URSS per tenere legati a sé i Paesi del Comecon: in questo modo si è distorto tutto l'asse dello sviluppo della Russia, che in precedenza era divenuta un campione di capacità tecnologica autonoma, come fu dimostrato dallo sviluppo dell'armamento nucleare e delle iniziative in campo spaziale. Da Krusciov in poi, la Russia cominciò a vendere petrolio e gas anche ai Paesi del Comecon in cambio dei loro manufatti industriali di bassa qualità: una politica basata sulla rendita mineraria, che l'ha resa sempre più tributaria delle importazioni e sempre meno dinamica.
L'Europa sarà messa alla prova della resistenza in campo energetico: nel prossimo inverno non potrà più contare sugli stoccaggi di gas russo che sono stati riempiti durante la scorsa estate. Nonostante la riduzione dei prezzi del gas sul mercato internazionale, c'è una debolezza economica generale che viene sostenuta solo dalle spese pubbliche finanziate in disavanzo: se la transizione energetica rappresenta l'unico traino disponibile per avviare processi di investimento, i suoi costi si stanno rivelando sempre più elevati e la convenienza sempre più scarsa. Per questo aumentano continuamente le norme europee che impongono cambiamenti dei consumi e degli stili di vita, strumentali a sostenere la domanda di prodotti innovativi come l'auto elettrica.
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