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Domenica 24 Marzo 2019, ore 03.24
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Brexit, Parlamento affonda anche "No Deal": rinvio più vicino del divorzio

La Premier May, (sempre più in bilico) oggi Giovedì 14 marzo ancora in Aula, presenta mozione per far slittare scadenza del 29 marzo. Ue avvisa: "Serve accordo"

Economia ·
(Teleborsa) - A fine serata, la voce della Premier May è flebile e sottile,proprio come la speranza di riuscire ad uscire dal Rebus Brexit. Quando mancano meno di due settimane alla data ufficiale del Leave, fissata al 29 marzo, Londra infatti è sempre più nel caos.

PARLAMENTO BOCCIA "NO DEAL" - May è all’angolo ormai da tempo con la Brexit che nei mesi ha assunto sempre di più i contorni di quello che ormai appare a tutti evidente, sta diventando un massacro politico senza precedenti con il Parlamento a fare da tragico palco a un Paese che arranca e brancola pericolosamente nel buio, senza più alcuna certezza sul futuro.

Ieri sera, intanto, dopo il no all’accordo raggiunto da Theresa May con l’Unione europea, la Camera dei Comuni britannica ha bocciato anche la possibilità di un’uscita dall’Ue senza accordo. I voti contrari al No deal in qualunque circostanza sono stati 321, quelli favorevoli 278. Insomma, il No Deal affonda. La Signora di Downing Street pure, mentre appare sempre più in bilico e in una posizione che diventa minuto dopo minuto sempre più scomoda.

ALTRO VOTO, ALTRA BATOSTA - Altro giro, altra corsa per la May. Anzi, altra batosta: è noto a tutti che la sua tattica è da sempre “o il mio piano o la catastrofe del No Deal”. Anche per questo, malgrado l’approvazione della mozione anti-no deal ai comuni, ha ribadito May l’opzione di una Brexit no deal resta lo sbocco “di default” in mancanza di un accordo o di un rinvio.

Corbyn: il Parlamento prenda il controllo – La sconfitta, l’ennesima, del Governo May sulla mozione anti-no deal segna la necessità che sia "il Parlamento a prendere il controllo" del processo verso la Brexit, ha detto il leader dell’opposizione laburista, Jeremy Corbyn, definendo a questo punto “inevitabile” la richiesta all’Ue di un rinvio della Brexit, addossandone la responsabilità alla premier Tory e annunciando l’avvio di consultazioni trasversali del Labour per cercare un accordo di compromesso votabile da una maggioranza della Camera dei Comuni.

La partita, delicatissima, non è ancora finita e alla Premier resta un’ultima carta da giocare. May, che oggi tornerà ancora in Aula, ha presentato in Parlamento una mozione per estendere la scadenza del 29 marzo per avere un accordo sulla Brexit (oltre la quale c’è il No Deal), con due possibilità: un rinvio breve e uno più lungo (forse di un anno). La sua strategia, nota ormai ai più, è quella di spaventare i suoi conservatori euroscettici con uno slittamento che potrebbe mettere a rischio la Brexit, forzandoli così ad appoggiare il suo accordo nel nuovo drammatico voto prima del Consiglio europeo del 21 marzo.

RINVIO PIU' VICINO DEL DIVORZIO - Al momento il rinvio sembra essere più vicino del divorzio visto che oggi, 14 marzo, a Westminster il Parlamento voterà, con grande probabilità, per l’ormai scontata estensione della scadenza del 29 marzo. Resta da capire cosa farà l’Ue che continua a mandare messaggi chiari. La Commissione europea, infatti, si è rivolta ai parlamentari britannici dei Comuni, dichiarando che “non basta votare contro il no deal, dovete trovare un’intesa per un accordo”.

IL GOVERNO AZZERA I DAZI – Intanto Londra corre ai ripari e prepara un piano d’emergenza per difendere il made in England. I dazi sull’87% delle importazioni britanniche saranno azzerati nell’ambito di un piano temporaneo da applicare in caso di no-deal, per evitare uno shock dei prezzi da 9 miliardi di sterline per le imprese e i consumatori. Lo ha annunciato il Governo.
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