Lunedì 13 Luglio 2020, ore 01.23
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Intesa Sanpaolo, Messina: "Imprenditori forti lascino garanzie Stato a settori più deboli"

Ssull'OPS di UBI ribadisce: "Più che mai valida". Il Ceo della banca parla anche del ruolo del MES e della BEI nell'ambito del dibattito sugli strumenti europei per superare la crisi

Finanza ·
(Teleborsa) - Intesa Sanpaolo ha erogato 50 miliardi di crediti per sostenere il Paese in questo momento di crisi, ma anche gli imprenditori più forti dovrebbero fare la loro parte, rinunciando alle garanzie statali e ricapitalizzando le loro imprse. Lo afferma il numero uno della banca, Carlo Messina, in una intervista a La Repubblica, parlando delle risorse messe in campo dal Decreto liquidità.

Secondo il manager, i 200 miliardi di garanzie offerti dallo Stato alle imprese dovrebbero servire per "pagare affitti, fornitori e preservare l'occupazione" e non per "rafforzare imprese che finora si sono mosse egregiamente sui mercati". Agli imprenditori che vantano una "notevole ricchezza accumulata in Italia o all'estero", Messina chiede di "lasciare le garanzie di Stato ai settori deboli" e di "far tornare i loro soldi nelle aziende, ricapitalizzarle per contribuire ad accelerare il recupero del Paese". In questo contesto, il governo dovrebbe "studiare il rimpatrio di quei fondi dall'estero, agevolandoli se sosterranno le imprese italiane".

Quanto all'UE, il Ceo di Intesa Sanpaolo avanza una proposta in cui "il MES si indebiti sui mercati, e poi ricapitalizzi la BEI, che a sua volta finanzia i Paesi senza vincoli di sorta". "Se il MES emettesse titoli per 100 miliardi a questo fine - spiega - la BEI con la sua leva di oltre sei finanzierebbe 600 miliardi di progetti in Europa, circa 100 miliardi destinati all'Italia per la sua quota parte di azionista".

Per l'Italia, Messina pensa anche alla valorizzazione del patrimonio immobiliare, stimato tra 200 e 400 miliardi, con un'emissione di titoli destinati agli investitori istituzionali.

L'Ad di intesa parla poi dell'OPS su UBI, affermando che è "più che mai valida" e che sarebbe efficace anche con "adesioni al 50% più' uno del capitale di UBI". "In quel caso - aggiunge - saremo lieti di avere come azionisti di minoranza gli azionisti che non aderiranno". Giudizio negativo, invece, nei riguardi degli "imprenditori azionisti che intervengono nella governance", perché "non hanno mai fatto il bene delle banche". "Io ho una mentalità di mercato - conclude - e preferisco pensare che sarà il mercato a stabilire ciò che è meglio per UBI".
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