(Teleborsa) - Il Presidente degli Stati Uniti D
onald Trump ha nominato
Kevin Warsh prossimo presidente della
Federal Reserve. Lo ha annunciato lui stesso su
Truth, diventato ormai il suo canale ufficiale.
"NON VI DELUDERA' " - “Conosco Kevin da molto tempo e non ho alcun dubbio che passerà alla storia come uno dei grandi presidenti della Fed, forse il migliore. Oltre a tutto il resto, è ‘nato per il ruolo’ e non vi deluderà mai”, ha scritto nel messaggio.
Alla fine, dunque, la scelta è ricaduta sul nome che anche secondo i media Usa
era favorito:
Warsh, già nel board ella Fed nell’era di Bush jr, l'ha spuntata sull'altro nome in lizza,
Kevin Hassett.
Nelle scorse ore, Trump aveva incontrato Warsh alla Casa Bianca dichiarando ai giornalisti che avrebbe presto annunciato la nomina di qualcuno "noto a tutti nel mondo della finanza". "Molti pensano che si tratti di qualcuno che avrebbe potuto essere lì qualche anno fa", aveva aggiunto Trump. Secondo i media, chiaro riferimento a Warsh, che il presidente aveva quasi scelto come presidente della Fed durante il suo primo mandato.
FED, SI CAMBIA. LE SFIDE DEL 2026 - Dunque,
Warsh raccoglierà il testimone (alla scadenza del suo mandato a maggio) di Jerome Powell, ripetutamente criticato dal presidente Trump che in più occasioni lo avevano definito addirittura
"incompetente". Ed il timore ora è proprio che in un periodo segnato da
incognite ed incertezze Trump vada in pressing su
Warsh - come fatto con Powell - spingendolo nella direzione dei suoi
"desiderata", ignorando
i reali segnali economici, mettendo così a repentaglio l’indipendenza di
un’istituzione chiave per il funzionamento dell’economia non solo americana ma mondiale. Non a caso nell'ultima conferenza stampa,
Powell ha ribadito con forza l’importanza dell’indipendenza della banca centrale, definendola un elemento essenziale delle democrazie avanzate e una protezione contro la politicizzazione della politica monetaria.CHI E' WARSH - 55 anni, Warsh era già stato un candidato alla presidenza nel
2017 quando Trump gli preferì Powell. Dovrà trovare il giusto punto di caduta tra la linea dei
"falchi" della Fed per i quali l'inflazione sopra il 2% è ancora troppo alta e mostrano cautela su possibili ulteriori tagli dei tassi e le "colombe" che non nascondono la
preoccupazione per l'indebolimento del mercato del lavoro. La sua nomina dovrà comunque passare dal semaforo verde del Senato, dove i Repubblicani hanno una maggioranza decisamente risicata. Appena
3 voti.