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Crisi Medio Oriente: se aumentano bollette due famiglie italiane su tre pronte a tagliare altre spese

Cosa emerge dall'indagine realizzata da Eumetra subito dopo l'intervento Usa in Iran

Economia, Energia
Crisi Medio Oriente: se aumentano bollette due famiglie italiane su tre pronte a tagliare altre spese
(Teleborsa) - Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conseguente aumento dei prezzi di petrolio e gas rischiano di avere effetti immediati sui bilanci delle famiglie italiane: è quanto emerge da una nuova indagine realizzata da Eumetra subito dopo l’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, che analizza come un possibile incremento delle bollette energetiche potrebbe influenzare i comportamenti di consumo degli italiani.


Secondo la ricerca, solo una minoranza della popolazione ritiene di poter assorbire senza particolari difficoltà un aumento del 10–20% delle bollette di energia e gas, mentre per la maggioranza delle famiglie l’impatto sarebbe significativo o addirittura critico.


“Le tensioni internazionali dimostrano ancora una volta quanto l’energia sia diventata un fattore centrale di stabilità economica e sociale”, commenta Matteo Lucchi, CEO di Eumetra. “La nostra ricerca evidenzia come anche un aumento relativamente contenuto delle bollette possa generare effetti a catena sui consumi delle famiglie. Quando l’energia costa di più, le persone reagiscono comprimendo altre spese, con conseguenze che si estendono ben oltre il settore energetico e finiscono per coinvolgere l’intero sistema economico”.

Alla domanda su quanto inciderebbe un aumento del 10–20% delle bollette energetiche sul bilancio familiare: il 12% lo considera sostenibile senza difficoltà; il 39% lo ritiene gestibile ma con sacrifici; il 31% lo giudica difficile da sostenere; il 18% lo definisce molto critico. Le difficoltà risultano più marcate tra le donne e nelle regioni del Sud e delle Isole, mentre la quota di chi definisce la situazione “molto critica” è più elevata nel Centro Italia.

L’eventuale aumento delle bollette avrebbe effetti diretti sui comportamenti di consumo. Il 68% degli italiani afferma che dovrebbe ridurre altre spese per compensare l’aumento dei costi energetici, mentre il 32% ritiene che i propri consumi resterebbero invariati. Anche in questo caso emergono differenze significative di genere: tra gli uomini il 63% prevede di comprimere altre spese, mentre tra le donne la quota sale al 72%.

Tra coloro che prevedono di ridurre i consumi, i tagli riguarderebbero soprattutto: Uscite e tempo libero: 71%; Consumi di energia domestica: 64%: Abbigliamento e accessori: 62%: Spostamenti e trasporti non strettamente necessari: 49%: Spese alimentari: 26%
Spese sanitarie (visite, controlli, dentista): 24%. Colpisce in questo caso che quasi un italiano su quattro dichiari che potrebbe rinviare visite mediche, controlli o cure dentistiche, una conseguenza impattante su ambiti sensibili della vita quotidiana, che nel dettaglio riguarda soprattutto le donne.

La strategia di ridurre il più possibile i consumi energetici domestici è indicata in particolare dagli over 55 (71%), con valori ancora più elevati nel Nord Est (81%). Le spese per abbigliamento e accessori saranno invece ridotte soprattutto tra gli over 55, dove la quota arriva al 73%.

L’intenzione di limitare spostamenti e trasporti non strettamente necessari è invece espressa soprattutto nella fascia di età 35-54 anni (53%).


Infine, alla luce della crisi energetica, gli italiani indicano con chiarezza la direzione da prendere per il futuro della politica energetica nazionale. Il 41% ritiene che l’Italia debba accelerare sullo sviluppo delle energie rinnovabili, opzione che raccoglie il maggiore consenso. Il sostegno è particolarmente forte tra le donne (46%), tra gli over 55 (48%) e nelle regioni del Sud e delle Isole (48%). Il 27% punta invece su nuovi accordi di importazione dell’energia, mentre il 24% considera prioritario sviluppare il nucleare, una soluzione che trova maggiore consenso tra i giovani tra i 18 e i 34 anni (32%). Solo una minoranza, pari all’8%, ritiene che non sia necessario cambiare l’attuale strategia energetica.

(Foto: photoiron - stock.adobe.com)
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