(Teleborsa) - Il
digitale accelera, mentre la sostenibilità rallenta. Secondo l’
Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, nel 2025 la Commissione Europea
ha promosso 14 iniziative, legislative o strategiche, su innovazione digitale o sostenibilità. Ma se sul lato del digitale si sta lavorando per rafforzare l’ecosistema tecnologico,
sul fronte ESG il quadro normativo è stato semplificato e consolidato, con alcuni passi indietro sul coinvolgimento delle imprese e sulla tutela del consumatore.
Le
aziende italiane appaiono mature sia nell’adozione delle tecnologie digitali che nell’integrazione dei principi di sostenibilità nel loro business: il 78% investe intensamente sia in digitale sia in sostenibilità.
Ma sono poche le imprese che affrontano in modo sinergico i due elementi: il 64% delle imprese utilizza il digitale per raggiungere obiettivi ambientali, sociali e di governance;
appena il 42% si lascia guidare dalla sostenibilità nelle scelte tecnologiche. Due aziende su tre si sono dotate di un responsabile per la gestione dell’innovazione digitale o della sostenibilità, ma è debole l’integrazione tra queste figure: appena il 6% ha un profilo dedicato alla sinergia tra digitale e sostenibilità.
Negli ultimi mesi, il dibattito politico ha spesso ridimensionato la portata della sostenibilità, arrivando in alcuni casi a rappresentarla come un freno anziché che come un valore. Ma la relazione tra digitale e sostenibilità deve restare un tema cruciale per istituzioni, aziende e anche consumatori. Perché incidono anche le azioni individuali, nell’effetto cumulato dei comportamenti:
due utenti internet su tre usano oggi Generative AI e una richiesta media a ChatGPT consuma circa 8 volte l’energia di una ricerca "tradizionale" su Google. Per il 67% dei consumatori italiani la sostenibilità è un tema rilevante, nell’eCommerce 2 su 3 hanno cambiato abitudini per ridurre l’impatto ambientale.
Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital & Sustainable del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno "Digitale e sostenibilità:
una scelta oltre il conformismo". Uno dei 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori Digital Innovation della POLIMI School of Management che affrontano tutti i temi chiave dell'Innovazione Digitale nelle imprese e nella Pubblica Amministrazione.
"La complessità dell’attuale scenario economico e politico sta relegando in secondo piano il tema della sostenibilità e, dunque, il suo legame con l’innovazione digitale, anche in Europa - afferma
Alessandro Perego, Vicerettore per lo sviluppo sostenibile e impatto al Politecnico di Milano e Direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation -. La Commissione europea rimane chiaramente impegnata sul fronte dell’innovazione digitale, ma mostra segnali di rallentamento sulla sostenibilità. E in questo contesto, le imprese italiane continuano a considerare la sostenibilità e l’innovazione digitale pilastri per la competitività, ma sfruttano limitatamente le sinergie positive che possono crearsi tra questi due ambiti". "Il digitale - prosegue Perego - può costituire uno strumento per affrontare le sfide globali legate alla sostenibilità, mentre gli obiettivi di sostenibilità dovrebbero guidare, o quanto meno indirizzare, la progettazione e l’utilizzo responsabile delle tecnologie e delle innovazioni digitali. Ma la maggior parte dei progetti di innovazione digitale delle imprese italiane ha un approccio ‘conformista’ alla sostenibilità: spesso l’introduzione di tecnologia, seppur orientata al raggiungimento di obiettivi ESG, è perseguita solo se genera un chiaro ritorno economico o se è necessaria per soddisfare l’adempimento a obblighi normativi. Solo un piccolo fronte appare consapevole che l’innovazione digitale, se ben governata, possa offrire importanti benefici negli ambiti della sostenibilità ambientale e della responsabilità sociale, arricchendo la prospettiva strategica".
Le iniziative dell’Europa. Nel corso del 2025 la Commissione Europea ha promosso diverse iniziative in ambito innovazione digitale e sostenibilità, confermando una forte attività regolatoria e strategica sui due fronti. Tra queste, 14 sono particolarmente rilevanti:
12 sono legislative (7 in materia digitale e 5 sulla sostenibilità), mentre 2 sono piani strategici di lungo periodo legati al digitale.Sette iniziative hanno modificato misure già esistenti, tre nell’ambito tecnologico e quattro in quello ESG. Tra queste, il Digital Omnibus on AI ha semplificato i requisiti amministrativi connessi all’AI Act, rafforzando al contempo l’obiettivo di costruire un ecosistema tecnologico europeo più integrato e competitivo, con investimenti in AI, Cloud e Quantum Computing e maggiore armonizzazione normativa tra gli Stati membri. In ambito sostenibilità, invece, il pacchetto Omnibus ha ridotto il numero di imprese soggette agli obblighi di rendicontazione e due diligence previsti da direttive come la CSRD e la CSDDD, restringendo il perimetro principalmente alle grandi aziende. Parallelamente, la sospensione della Green Claims Directive ha attenuato le misure preventive contro il greenwashing.
"Emerge una chiara volontà di semplificazione ed efficientamento, ma con traiettorie differenti – commenta
Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable –. Sul fronte digitale si registra un progresso deciso verso la costruzione di un ecosistema tecnologico europeo più integrato e competitivo: si investe in infrastrutture digitali strategiche per rafforzare la sovranità tecnologica e la competitività industriale dell’Unione, promuovendo una governance digitale comune e una cooperazione più efficace a livello europeo.
Sul versante della sostenibilità, invece, le iniziative appaiono più snelle e orientate al consolidamento del quadro normativo esistente, ma segnano al contempo un ridimensionamento degli obblighi per le imprese. Se da un lato si punta a rafforzare la trasparenza dei processi decisionali, ponendo maggiore attenzione ai rischi di sostenibilità, dall’altro
si restringe il perimetro delle aziende coinvolte e si semplificano le dichiarazioni aziendali in materia, con possibili effetti sul livello di coinvolgimento delle imprese e sulla tutela dei consumatori".
Le aziende. "Il livello di maturità delle aziende italiane rispetto all’adozione delle tecnologie digitali da un lato e all’integrazione dei principi di sostenibilità nel business dall’altro appare complessivamente buono – afferma
Valentina Pontiggia, Direttrice dell’Osservatorio Digital & Sustainable –. Sono tante le imprese che investono in modo significativo sia nel digitale sia nella sostenibilità, dimostrando un buon presidio delle diverse dimensioni strategiche e organizzative: dalla definizione della strategia al modello di governance, dalla cultura e formazione interna fino ai processi operativi e alle collaborazioni esterne. Tuttavia, l’integrazione sinergica tra questi due ambiti resta ancora limitata. Se il 64% delle imprese utilizza le tecnologie digitali per supportare obiettivi ambientali, sociali e di governance, solo il 42% si lascia guidare dai criteri di sostenibilità nelle scelte tecnologiche. La valorizzazione congiunta di digitale e sostenibilità rappresenta quindi ancora una sfida aperta, di cui le imprese sembrano non aver colto appieno il potenziale".
Quasi
due imprese italiane su tre hanno una strategia che risponde a un disegno complessivo di innovazione e che coinvolge tutte le aree di sostenibilità (ambientale, sociale di governance). In oltre nove casi su dieci i progetti legati a queste aree vengono approvati e sostenuti direttamente dal top management.
Nell'organizzazione, due aziende su tre dispongono di responsabili per
la gestione dell’innovazione digitale e lo stesso vale per la sostenibilità. Tuttavia, team dedicati sono più comuni nel digitale (85% delle imprese) rispetto alla sostenibilità (63%). La funzione sostenibilità assume posizioni diverse nell’organigramma, a seconda delle interpretazioni attribuite da ciascuna azienda. In alcune imprese riporta al CEO, al pari dell’IT, delle Operations, del Marketing o della funzione Legale; in altre è collocata a supporto di queste aree.
Nonostante la crescente consapevolezza, anche nella dimensione organizzativa la sinergia tra le due sfere appare debole:
oltre un’azienda su due non dispone di un presidio stabile della relazione tra digitale e sostenibilità e solo il 6% ha nominato un responsabile dedicato. In alcuni casi emergono soluzioni di collaborazione pragmatiche: risorse del team IT affiancano la funzione sostenibilità in alcune attività.
Sul piano operativo, il digitale è centrale in tutte le imprese, con livelli di adozione e "maturità tecnologica" differenti, mentre gli strumenti spaziano da quelli più basici a soluzioni avanzate basate su
AI, IoT e Big Data. Sul fronte della sostenibilità, l’attenzione è altrettanto diffusa: tre imprese su quattro hanno rivisto i processi produttivi in chiave più sostenibile, spesso guidate da misurazioni sistematiche per valutare i risultati, in molti casi rese possibili proprio dalle tecnologie digitali.
Le collaborazioni con partner esterni sono comuni e ben delineate:
l’82% delle aziende collabora con enti terzi sui temi di sostenibilità, mentre l’86% lo fa nell’ambito digitale. Nel digitale, le partnership mirano quasi sempre alla realizzazione di progetti concreti (in nove casi su dieci), mentre per la sostenibilità si aprono anche spazi per la condivisione di esperienze e buone pratiche (26%).
Le startup. A livello internazionale, sono oltre 1.000 le startup digitali che lavorano in ambito sostenibilità. La raccolta complessiva di finanziamenti è pari a circa 4,1 miliardi di dollari, con un finanziamento medio pari a 3,9 milioni di dollari per startup. Sul fronte tecnologico
l’Intelligenza Artificiale è la tecnologia più diffusa, seguita dalle piattaforme digitali, incluse quelle di eCommerce, e dalla robotica e Additive Manufacturing.
Dal punto di vista della sostenibilità, le startup si focalizzano perlopiù su un singolo ambito, generando in media 1,3 impatti positivi ciascuna. Gli obiettivi sono rivolti prevalentemente alla
sostenibilità sociale (59% degli impatti generati), in particolare su salute e sanità (21%). Per la sostenibilità di governance e ambientale, le aree di maggior rilievo sono gestione del rischio (13%) e uso efficiente delle risorse ed economia circolare (12%).L’attenzione alla sostenibilità appare guidata prevalentemente da logiche di business. Fatta eccezione per la sostenibilità sociale, i temi più affrontati sono infatti strettamente legati a dinamiche competitive d’impresa: la gestione del rischio orienta la strategia, mentre l’efficientamento delle risorse incide sul conto economico.
Le startup mostrano quindi un approccio alla sostenibilità "conformista", che si adatta alle logiche di mercato invece di metterle in discussione. Restano escluse materie poco diffuse, come la tutela della biodiversità, la promozione dei diritti umani o l’etica d’impresa.
I consumatori. Il 67% dei consumatori italiani oggi considera i temi della sostenibilità molto rilevanti nella quotidianità e la percentuale sale all’81% nelle aspettative future. Nella vita di tutti i giorni la maggior parte degli utenti cerca di fare scelte sostenibili, quando possibile:
il 56% dei cittadini cerca di ridurre i propri consumi e la stessa percentuale afferma di produrre meno rifiuti possibili e fare la raccolta differenziata.Anche nel digitale l’utente si trova davanti a scelte con impatti più o meno significativi in termini di sostenibilità, seppur meno visibili e tangibili. Negli acquisti online, due web shopper su tre dichiarano di aver modificato le proprie abitudini per cercare di ridurre l’impatto ambientale.
Negli ultimi anni, inoltre, l’esponenziale diffusione dell’AI ha cambiato le abitudini quotidiane degli utenti e nel 2025 circa 2 internet user su 3 hanno utilizzato un sistema di Generative AI. L’utente deve riflettere sull’effettiva necessità di ricorrere all’intelligenza artificiale, utilizzata sempre più come sostituto dei motori di ricerca. Le due attività non sono equivalenti in termini di impatto ambientale: una richiesta media a ChatGPT 4.1 consuma circa 8 volte l’energia che verrebbe utilizzata facendo una ricerca su Google senza utilizzare l’AI.
Una seconda scelta è nella selezione del modello utilizzato e nella query inviata. Non tutti gli algoritmi generano lo stesso consumo energetico. Ad esempio, considerando GPT 4.1, Claude 3.7 e LLaMA-3.1-405B, il più efficiente risulta essere GPT 4.1 che - nel caso di un’interrogazione basata su un prompt di lunghezza media consuma circa 2,5 Wh - l’equivalente di oltre 8 mail inviate. E anche la lunghezza e la complessità della richiesta impattano sul consumo energetico:
effettuare query ben strutturate e precise, non solo migliora i risultati forniti in output, ma diminuisce il bisogno di ricircoli e il relativo consumo energetico.
(Foto: V. Yakobchuk - Adobe Stock (ex Fotolia.it))