(Teleborsa) - "Qualora il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, gli effetti negativi sulla crescita potrebbero estendersi oltre il breve periodo, con un impatto più persistente sia sulle condizioni di approvvigionamento energetico sia sulla fiducia di imprese e consumatori". È quanto scrive il
Mef nel
programma sulle emissioni di titoli di Stato annunciando che questi sviluppi saranno incorporati nell'aggiornamento delle previsioni macroeconomiche nell'ambito della
Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025, all'interno del Documento di Finanza Pubblica che sarà pubblicato in aprile.
Il ministero, sottolinea come "gli
indicatori del primo trimestre 2026 delineano un quadro articolato. Sebbene a gennaio la produzione industriale abbia registrato il secondo calo congiunturale consecutivo (-0,6%), le indagini qualitative presso le imprese manifatturiere (Pmi) di febbraio segnalano un parziale recupero del settore (a 50,6) e il Pmi composito (a 52,1) fornisce indicazioni favorevoli circa l'andamento complessivo dell'economia nel trimestre in corso". Anche la fiducia dei consumatori è migliorata a febbraio. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto un nuovo minimo del 5,1% in gennaio. Sul fronte dei prezzi, l'inflazione al consumo ha accelerato, pur restando moderata, con l'Ipca in crescita dell'1,5% in termini tendenziali, sospinto dai prezzi dei servizi".
Ma – avverte il
Mef – "il recente forte rialzo delle quotazioni internazionali dei beni energetici, con il Brent che ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022, introduce significativi elementi di incertezza, con possibili ripercussioni sia sull'inflazione sia
sulla crescita nel breve periodo".
Uno scenario in cui, in linea con le
previsioni di primavera di Confindustria, – secondo quanto riporta Bloomberg citando "fonti vicine alla questione" – il governo italiano starebbe valutando una riduzione della stima di crescita che potrebbe scendere fino allo 0,5% per il 2026 rispetto all'attuale 0,7%. Ma le cifre potrebbero cambiare.