Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie.
Chiudendo questa notifica dichiari di aver preso visione e di ACCETTARE LA PRIVACY E I COOKIE DI TELEBORSA.

 
Domenica 22 Settembre 2019, ore 08.07
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Minoranze

Che fine hanno fatto i ribassisti e perché c'è spazio anche per loro

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
1 2 3 »
Perché ci sono più rialzisti che ribassisti? Ovvio, si potrà pensare. In tempi storici di politiche monetarie espansive accompagnate da disinflazione gli asset finanziari non possono che salire. Il grande rialzo di azioni e bond parte del resto dall'inizio degli anni Ottanta. Nella prima fase la disinflazione è indotta a dire il vero da politiche monetarie restrittive, ma dopo qualche anno si scopre che l'inflazione continua a sgonfiarsi anche in fasi di politica monetaria neutrale.

Accade poi che, ogni volta che il ciclo economico si arresta e il rialzo delle borse si inceppa, la politica monetaria si fa sempre più espansiva, anche perché la disinflazione rischia nei tempi più recenti di trasformarsi in deflazione. I mercati si trovano dunque in una condizione ideale. L'inflazione che scende basta già da sola a gonfiare i multipli azionari e i bond. Se a questo si accompagnano politiche monetarie espansive e ampia liquidità, il gioco è fatto.

Eppure, a ben vedere, la volatilità dei mercati è sempre stata tale, in questi ultimi quarant'anni, da garantire anche a chi si fosse messo al ribasso (possibilmente al momento giusto) ampie soddisfazioni. Il 19 ottobre 1987 la borsa americana perse il 23 per cento in un solo giorno (e molto di più se si guarda ai minimi intra-day). Tra il settembre 2000 e l'ottobre 2002 l'indice Standard and Poor's si dimezzò. Con la Grande Recessione del 2008-2009 perse 900 punti, passando da 1565 a 666. Altri 600 punti sono andati in fumo nell'ultimo trimestre dell'anno scorso.

In pratica gli ultimi quattro grandi ribassi hanno quasi distrutto, sommati insieme, l'intero valore odierno dell'indice, il risultato di due secoli di creazione di valore da parte dell'economia americana. Attenzione, però. Mentre i rialzisti, per passare da zero a 2900 non hanno dovuto fare nulla, se non lasciare in eredità da una generazione all'altra il loro portafoglio azionario, i ribassisti, per guadagnare altrettanto, avrebbero dovuto essere capaci di vendere ogni volta sui massimi e ricomprare sui minimi.
1 2 3 »
Altri Top Mind
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.