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Investimenti e debito: un dilemma cornuto

Gli investimenti ed il contenimento dei debiti sovrani necessitano di un ripensamento profondo del senso di unione e di azione politica comune e condivisa

Mario Draghi, incaricato di stilare il rapporto sulla competitività dalla Commissione Ue, ha incontrato all'Eurocamera i presidenti delle commissioni parlamentari. "La strada da percorrere per recuperare la nostra competitività è complessa, in particolare in termini di mobilitazione del massiccio fabbisogno di investimenti", ha spiegato Draghi che ha sottolineato la necessità di essere competitivi per mantenere i nostri sistemi di welfare e preservare i valori fondamentali europei. L'ex premier ha chiesto di ritrovare la capacità di agire collettivamente e per l'interesse collettivo. In particolare ha evidenziato come siano necessari importanti investimenti dell'ordine di 500 miliardi di euro per recuperare la competitività e quanto siano determinanti gli investimenti di capitale privato in questa massiccia dose d'urto al rischio di una decadenza sia economica che sociale.

Il richiamo si colloca in un periodo storico molto particolare per la sua straordinarietà perché non ci troviamo di fronte ad una crisi ordinaria ma completamente nuova per il contesto geopolitico in veloce cambiamento.

Coniugare investimenti e risanamento del debito pubblico mantenendo i sistemi di Welfare di fatto assenti nell'economia degli Usa con cui siamo chiamati a confrontarci, sembra e forse lo è un dilemma cornuto cioè una forma di argomentazione, nella quale si stabilisce, in generale, un'alternativa tra due ipotesi da ciascuna delle quali deriva la conseguenza, affermativa o negativa, che si vuol dimostrare.

La posizione dell'indebitamento dei vari paesi è diventato rilevante per tre ordini di motivi di cui il primo è legato ad una politica finanziaria che ha favorito la stampa di carta moneta e la speculazione fuori controllo che spinse lo stesso Draghi ad azioni di contenimento delle manovre finanziarie speculative sull'euro con il noto "what ever it takes"; era il sintomo di una guerra tra paesi fatta con la finanza.

Il secondo motivo è legato allo sforzo delle varie economie per temperare il flagello del covid che ha messo sotto pressione tutti i sistemi sanitari e finanziari.
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