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L'ora dei dubbi

Mercati meno convinti, ma la Fed taglierà comunque

Mentre in Europa tutto è pronto per l'inizio dei tagli dei tassi fra due mesi, in America affiorano dubbi sullo scenario di soft landing che ha guidato il rialzo azionario dell'ultimo anno e mezzo.

I dubbi nascono dall'inflazione, più resistente del previsto, e dalla crescita, che si mantiene su un livello superiore a quello potenziale. L'idea dell'inflationary boom intimidisce i bond lunghi, soprattutto se si accompagna all'impressione che la Fed, come nel 2021, abbia deciso di fare finta di niente rispetto all'inflazione.

A questo si aggiungono segnali di tensione sul fronte di alcune (non tutte) tra le materie prime più importanti, come il petrolio e il rame (ma non il minerale di ferro), che esprimono lo squilibrio tra una domanda globale forte e un'offerta che non cresce abbastanza.

A complicare ulteriormente il quadro, lo scenario geopolitico appare ogni giorno meno rassicurante e i due conflitti regionali dell'Ucraina e del Levante corrono seri rischi di intensificazione e di allargamento.

La possibilità che si stia dispiegando uno scenario di no landing, e non di soft landing, richiede al mercato una revisione di strategia. Il no landing comporta infatti un allargamento del rialzo azionario ai titoli ciclici tradizionali, l'inclusione nei portafogli di materie prime industriali e di oro e la riduzione delle posizioni sui bond lunghi.
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