Lunedì 3 Agosto 2020, ore 14.33
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Il buco nero

Prepariamoci alla deflazione e alla pioggia di trilioni

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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È iniziato tutto con il virus e tutto finirà con il virus. Le misure monetarie e fiscali prese finora, senza dubbio rilevanti e tempestive, terranno in vita settori produttivi e componenti strategiche dei mercati finanziari, impedendo un moltiplicarsi esponenziale dei danni, ma il mondo non inizierà a tornare alla normalità finché il virus non avrà mollato la presa. E perché questo accada occorrerà, salvo sorprese, più tempo di quello che in molti immaginiamo.

Le ragioni sono due. La prima è che le pandemie hanno i loro tempi. Fermarci (parzialmente) per qualche settimana rallenta ma non arresta il giro del mondo del virus, che non ha mai richiesto meno di sei mesi. La seconda è che, nel caso specifico di Covid-19, il mondo, con pochissime eccezioni, ha guardato al dramma cinese come se si stesse svolgendo su Marte e senza pensare che la campana stava suonando per tutti. Ci si è illusi che bastasse bloccare gli accessi dalla Cina e testare solo chi vi aveva soggiornato e non si è preparato nessun piano B nell'ipotesi che il virus fosse già entrato nel resto del mondo, cosa che, abbiamo poi scoperto, aveva già fatto da settimane. In questo modo si è creato un serbatoio di asintomatici o paucisintomatici contagiosi non censiti e non gestiti che si continua di fatto a non censire e a non gestire.

Che società che Galbraith definì opulente già mezzo secolo fa e che oggi amano sentirsi ipertecnologiche non si siano tenute una scorta strategica di mascherine e abbiano difficoltà a riconvertire impianti per produrle è un piccolo esempio di quanto siamo arrivati impreparati. Probabilmente qualche reggitore del mondo ha inizialmente pensato di fare come si è sempre fatto, di lasciare cioè ammalare e morire una parte della popolazione senza fermare l'economia. Gli ottantenni che hanno memoria dell'asiatica del 1957 (due milioni di morti nel mondo, 100mila in America) ci raccontano che a stare a casa erano solo i malati, mentre tutti gli altri continuavano a lavorare, a frequentare i pub e i ristoranti, ad andare in metropolitana e allo stadio e a sfilare in cortei e parate. Questi stessi reggitori hanno poi cambiato idea, trovandosi così a non avere salvato né l'economia né la salute pubblica.
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