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Tornerà?

L'inflazione, quando e quanto

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Non ci risulta che sia già calcolata ufficialmente l'inflazione del confinato, calcolata sul paniere di beni di consumo che tutto il mondo costretto a casa sta comprando davvero da quasi due mesi e che continuerà a comprare nelle prossime settimane. Tale paniere, calcolato all'americana, dovrebbe includere solo l'affitto (o l'equivalente in caso di casa in proprietà), le bollette, il cibo, le mascherine e i guanti, le medicine per il nonno, gli articoli da disegno per i figli piccoli, il costo della connessione alla rete e l'abbonamento a Netflix. Sappiamo che il costo delle mascherine è decuplicato e che c'è qua e là qualche tensione sugli alimentari freschi. È quindi possibile che l'inflazione del confinato sia in crescita.

L'inflazione ufficiale, tuttavia, continua a essere calcolata anche su quei beni e servizi che si compravano una volta, come benzina, mezzi di trasporto, pranzi e cene fuori, viaggi, alberghi, voli, crociere, parrucchieri e tintorie, cinema e teatro, esami medici, scarpe e vestiti, mobili, cellulari, lavatrici e rate del nido. Bene, questa inflazione (che include quella del confinato) è in rapida discesa in Cina e sta cominciando a uscire negativa negli Stati Uniti.

L'indice PCE ex food ex energy è uscito in marzo a –0.1 per cento. È la prima volta che esce negativo dal 1983, quando l'inflazione americana aveva appena iniziato il suo quarantennale percorso di ritorno verso zero dopo le due pesanti recessioni provocate in rapida sequenza dalla Fed di Paul Volcker. Si noti che questo indice esclude per costruzione la benzina, scesa dall'inizio dell'anno da 77 a 58 centesimi al litro.

Certo, è vero che ogni giorno si inceppa una nuova filiera produttiva (ultima, in America, quella della carne) perché il personale si ammala o perché il fornitore ha chiuso o ha la merce bloccata al confine, ma questo non ha provocato, almeno finora, quel rialzo dei prezzi finali paventato da Kenneth Rogoff all'inizio della crisi. Insomma, per quanto l'offerta di prodotti e servizi si contragga (per chiusura temporanea o definitiva dell'attività o per minore produzione), la domanda si contrae ancora più velocemente. Gli aerei volano sempre meno, ma quei pochi che volano sono quasi vuoti ed è difficile pensare che le compagnie alzino i prezzi in questo contesto. È anzi probabile che i prossimi dodici mesi saranno il paradiso del compratore di tutti i beni discrezionali, dalle auto di lusso ai viaggi, anche perché chi potrà ancora permetterseli non sarà nello spirito di acquistarli, mentre chi li venderà sarà divorato dai costi fissi e dalla cassa che brucia e praticherà sconti profondi come male minore.
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