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Frenata dolce

Tassi, crescita e utili verso il punto d’inversione

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Il mercato obbligazionario è forte perché pensa che la recessione sia quasi inevitabile e che il credit crunch messo in moto dalle crisi bancarie delle scorse settimane non farà che avvicinare il momento in cui le banche centrali saranno costrette a tagliare i tassi.

Il mercato azionario, dal canto suo, è forte perché pensa che non ci sarà nessuna recessione e che gli utili continueranno a sorprendere al rialzo. Se poi le banche centrali taglieranno, tanto meglio.

Come possono convivere queste due narrazioni? Si possono provare a dare diverse spiegazioni.

La prima è che la disinflazione (torneremo su questo punto) fa tradizionalmente bene a tutti gli asset finanziari. Finché la recessione e la discesa degli utili non si manifestano sul serio, bond e azioni salgono insieme, esattamente come sono scesi insieme l'anno scorso quando l'inflazione ha continuato a sorprendere al rialzo.


La seconda è che i rialzi dei tassi e, ancora di più, il credit crunch, incideranno nei prossimi mesi molto di più sulle piccole imprese che sulle grandi. Le piccole (pensiamo al negozio dell'angolo) non sono quotate in borsa e si finanziano attraverso le banche con prestiti brevi o comunque a tasso variabile. Le grandi, che danno forma e consistenza alle borse, hanno fatto il pieno di finanziamenti a tasso fisso negli anni scorsi, quando i tassi erano a zero o negativi, e non risentono più di tanto del credit crunch perché non si finanziano attraverso le banche ma direttamente sul mercato.

Le piccole imprese pesano sul mercato del lavoro più di quelle grandi, saranno i negozi dell'angolo, quando la banca non rinnoverà più il loro finanziamento o lo rinnoverà a un tasso molto più alto, che inizieranno a licenziare e a riportare il mercato del lavoro in equilibrio, a tranquillizzare le banche centrali e a confermare la forza dei bond. Le grandi imprese, finora, hanno annunciato licenziamenti limitati più per sostenere il loro valore in borsa più che per fare quadrare i bilanci.
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