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Un nuovo secolo americano?

L’Europa dalle ossa rotte e l’Ucraina a pezzi.

Guardatela su un mappamondo, l'Ucraina: è grande quasi il doppio della Germania, rispettivamente 604 mila chilometri quadrati e 357 mila. E' una terra di mezzo, come la Polonia, ma a differenza di quest'ultima faceva parte dell'URSS, prima della sua dissoluzione, e poi della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti).

Gli europei la conoscono soprattutto per le vicende relative ai gasdotti che dalla Russia la attraversano per soddisfare il suo fabbisogno energetico e per poi arrivare sino da noi: se il Governo di Kiev non paga per il gas prelevato dalla Ucraina, l'alimentazione viene bloccata completamente, e così anche noi rimarremmo al freddo.

E' già successo in passato, e non è detto che anche il prossimo inverno non accadrà lo stesso: se i fornitori russi dovessero bloccare nuovamente gli approvvigionamenti, perché non ci si mette d'accordo sul prezzo e sulla tempestività dei pagamenti dopo aver saldato le pendenze arretrate, l'Unione europea ipotizza già di invertire la direzione dei flussi nei gasdotti per provvedere al fabbisogno energetico ucraino, ma non è chiaro da dove arriverà questo gas.

Dopo la crisi crimeana, la Russia alza la posta, giorno dopo giorno, sostenendo i ribelli delle province sud-orientali russofone: deve arrivare alla creazione di un'area che la colleghi alla Crimea, altrimenti isolata perché è divenuta territorio russo ma raggiungibile solo dal mare. E' caduta nel tranello teso dai movimenti di piazza, sobillati da fuori come spesso avviene: dopo che il Governo in carica è stato costretto alle dimissioni ed il suo Premier costretto a riparare in Russia, si è insediata una compagine che ha deciso di abrogare la normativa secondo cui il russo era la seconda lingua ufficiale. E' stata una provocazione, ovviamente, che serviva a scatenare le ire degli abitanti della Crimea, che fino al 1953 e nei tre secoli precedenti era parte della Russia.

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