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Domenica 16 Giugno 2019, ore 23.25
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Brexit, abbiamo scherzato!

Da Londra a Bruxelles, passando per Berlino e Parigi, giocano tutti al rinvio

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

"E che problema c'è? Se al Parlamento inglese non piace questo Accordo, basta che ci faccia sapere come lo vuole; se preferisce un modello Norvegia-Plus, ovvero un simil-Ceta, oppure un sistema ancorato alle regole generali del Wto": questo è il messaggio che viene in queste ore da Bruxelles, con tono canzonatorio.

"Siamo pronti a riaprire le trattative! C'è tempo fino alla fine del 2020!", avverte sempre Bruxelles. Dopo due anni di trattative, appena il Parlamento inglese ha votato ad amplissima maggioranza contro il progetto di Accordo negoziato tra la Premier britannica Theresa May ed il negoziatore Michel Barnier, la buttano giù facile. Eppure, era un Accordo immodificabile, non se ne poteva cambiare neppure un virgola.

Siamo al ridicolo: per due anni ci hanno detto che non era assolutamente possibile definire i nuovi rapporti tra Gran Bretagna ed Unione Europea finché non fosse stato definito ed approvato l'Accordo sulla uscita, il Withdrawal Agreement. Ora è tutto cambiato, si può fare tutto insieme.

La verità è che gli unici davvero traditi da questo modo di fare sono i cittadini inglesi, quelli che hanno partecipato al Referendum: tanto quelli che avevano votato per la Brexit quanto quelli che si erano espressi per il Remain.

Sono stati presi in giro, con due anni di trattative segrete: alla fine, è spuntato un volume di centinaia di pagine, indigeribile per chiunque.

Si cerca ora di dimostrare che la democrazia diretta è un pericolo per il sistema: non si deve mai chiedere al popolo che cosa vuole. Le questioni sono complesse, ed il "cittadino-bambino" certe cose non le capisce. E' roba da adulti, da èlite.

A fine maggio ci sono le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Con quasi assoluta certezza, ma ormai dal cilindro del prestigiatore esce di tutto, i cittadini inglesi non andranno a votare, perché comunque sono fuori dall'Unione, anche se la trattativa per definire l'uscita potrebbe trascinarsi ancora per due anni.

Ma, forse no! Forse, i cittadini inglesi potrebbero andare a votare anche se, al momento della uscita dalla Unione, i parlamentari da loro eletti decadrebbero. E la Gran Bretagna parteciperebbe fino ad allora a tutti i Consigli dei Ministri europei, o ne rimarrebbe fuori? Pasticci su pasticci.

Da Londra a Bruxelles, passando per Berlino e Parigi, tutti giocano al rinvio.

Brexit, abbiamo scherzato!
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