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Mercoledì 21 Agosto 2019, ore 04.32
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Aumenta l’IVA? Un inutile tormentone

I mercati hanno ben altre preoccupazioni

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

Se c’è una cosa del tutto inutile, oggi, è parlare della manovra di bilancio per il 2020. E, naturalmente, della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia che prevedono l'aumento delle aliquote IVA e delle accise sui carburanti a partire dal primo gennaio del prossimo anno. Se scattassero, il maggior prelievo sarebbe di oltre 40 miliardi di euro: una mazzata sui consumi.

La manovra, invece di scaricarsi su un aumento dei prezzi, provocherà invece una riduzione della spesa al netto dall'imposta: è il "borsellino vuoto" che decide. Si spenderà sempre la stessa cifra, ma per comprare una quantità inferiore di merce. Altra recessione, dunque.

Sono anni che va avanti, sin dai tempi di Tremonti; poi, con tutti i governi: Monti, Letta, Renzi e ora Conte.

Funziona così: poiché l'obiettivo a medio termine stabilito nel Fiscal Compact è il pareggio di bilancio, per arrivarci servono nuove entrate o minori spese.

C'è una scappatoia, però: ogni anno si può chiedere alla Commissione europea di ottenere l'applicazione di una qualche clausola di flessibilità, e così discostarsi dal percorso che porta progressivamente all'obiettivo del pareggio. L'elenco delle situazioni eccezionali che possono essere invocate è assai lungo, visto che si tiene conto della congiuntura economica avversa, degli effetti temporaneamente recessivi delle tanto auspicate riforme strutturali, degli investimenti infrastrutturali, oppure ancora degli oneri straordinari per le calamità naturali e di quelli necessari per dare assistenza agli immigrati.

La flessibilità consente di aumentare il deficit solo per il bilancio dell'anno di cui si discute: per il periodo successivo, invece, è necessario confermare l'avvicinamento al pareggio. Qui sta la trappola delle clausole di salvaguardia: si è già approvata la norma di legge che aumenta l'Iva, ma con decorrenza dall'anno successivo a quello per cui si approva il bilancio. Se l'anno successivo non si provvede in qualche maniera, l'aumento dell'Iva scatta automaticamente, perché è già approvato da una legge vigente.

Parlare adesso, che siamo ancora a metà aprile del 2019, di come si dovrà provvedere a sterilizzare l'aumento delle clausole Iva già previste dal DEF nella proiezione a legislazione vigente per il 2010 è un esercizio politico, ma totalmente inutile: se ne parla solo per mettere il governo davanti alle sue responsabilità.

Si fa il gioco delle parti: gli imprenditori sono tutti terrorizzati dalla prospettiva di un aumento dell'Iva nel 2020; la Commissione europea gongola, sapendo che il governo italiano si trova in difficoltà; il Ministro del tesoro deve tenere il punto, per assicurare la comunità finanziaria sul rispetto degli impegni sul deficit e sul debito; mentre il Vice Presidente Di Maio afferma che non se ne parla nemmeno.

C'è una congiuntura economica molto complessa, oggi, tra la Brexit e la guerra dei dazi tra Usa, Cina ed Europa. Tutti sanno bene che, alle brutte, la Bce sarà obbligata ad intervenire, in un modo o nell'altro.

Con la Germania che arranca, visto che quest'anno crescerebbe solo dell'1% rispetto all'1,8% stimato ancora pochi mesi fa, e l'Italia che secondo il governo farebbe un +0,2% , non è il caso di fare dello spirito. Ed infatti, lo spread non si muove. Nessuno si azzarda a versare benzina sul fuoco. Chi volesse speculare, si brucerebbe.

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