L'America deve spostare a tutti i costi il driver della crescita, riducendo le importazioni ed aumentando la produzione interna. Solo il settore delle costruzioni può essere di aiuto, ma non si può fare certo affidamento su quello della edilizia residenziale privata, che ha determinato la crisi dei mutui sub-prime del 2008.
Servono investimenti pubblici in ogni settore: strade, ferrovie, aeroporti, scuole. Un piano di investimenti in queste infrastrutture darebbe lavoro alla manodopera interna ed impiegherebbe produzioni prevalentemente nazionali, soprattutto dopo aver messo fuori gioco con i dazi le importazioni di acciaio dalla Cina e dalla Turchia.
Ed infatti, dopo un incontro alla Casa Bianca con i Rappresentanti del Congresso, è emerso un accordo di massima per lanciare un
piano di investimenti infrastrutturali per 2 mila miliardi. Non sarebbe finanziato in deficit, ma con un aumento dell'accisa sulla benzina e con una tassa sui biglietti aerei.
Il
debito americano, d'altra parte, è già alto abbastanza, ed i tassi di interesse pure: c'è poco risparmio interno, e bisogna farsi finanziare dagli stranieri. I cinesi, però, hanno già limato da tempo le proprie detenzioni in titoli americani; i russi hanno venduto tutto per timore di un congelamento come sanzione per le diverse vicende internazionali; i giapponesi stanno sempre allo stesso livello. Con la
politica monetaria restrittiva della Fed, anche se da gennaio non ha più insistito sull'aumento dei tassi, il costo del debito americano è già bello alto.
Gli Usa avranno pure la tripla A come rating sul debito, ma pagano un tasso di interesse simile a quello dell'Italia che sta ad appena due notch sopra la soglia di investment grade.
L'America, infatti, non è come il Giappone che ha un grande risparmio interno delle famiglie ed un avanzo strutturale delle partite correnti con l'estero talmente alto che può permettersi di finanziare il debito pubblico interno a tasso zero.
D'altra parte,
Trump sa che si andranno ad affievolire gli effetti espansivi della manovra di riduzione delle imposte impostata ad inizio 2018. Nel 2020 inizia la stagione delle primarie, e non può correre il rischio di vedere l'economia che rallenta: il piano di investimenti infrastrutturali è quello che serve, anche senza aumentare ulteriormente il deficit, che rimarrà comunque ancora bello alto per via della già adottata riduzione delle imposte.
Ancora dazi alla Cina e 2 mila miliardi di investimenti in infrastrutture.Trump, protezionista & keynesiano.
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