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Giovedì 18 Luglio 2019, ore 00.33
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Iran, è già guerra di nervi

Bloccando lo Stretto di Hormuz si colpirebbe quasi un terzo dell'export energetico mondiale

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Ad innescare nuovamente il conflitto è stato un annuncio dirompente, dato il 16 giugno scorso da parte di Teheran, che ha messo la comunità internazionale con le spalle al muro: "Entro 10 giorni l'Iran supererà il limite delle riserve di uranio a basso arricchimento consentiti dall'accordo sul nucleare del 2015".

Con queste poche parole, il portavoce della Agenzia iraniana per l'energia atomica, Behrouz Kamalvandi, durante una visita di giornalisti locali al reattore ad acqua pesante di Arak ha scagliato un macigno, dopo l'ultimatum dell'8 maggio rivolto dal presidente iraniano Hassan Rohani ai restanti partner dell'Intesa 4+1 che aveva chiuso la quarantennale stagione degli embargo petroliferi. Dopo il ritiro unilaterale degli Usa, un anno fa, Teheran aveva già deciso di quadruplicare la produzione di uranio a basso arricchimento (non oltre il 3,67%) utilizzato come combustibile per i reattori nucleari.

E' una china pericolosa, perché dietro si scorge la possibilità di arrivare alla realizzazione dell'ordigno atomico, che cambierebbe definitivamente gli equilibri strategici nell'area, visto che finora c'è solo Israele a disporne.

Alle sanzioni economiche e finanziarie americane, Teheran ha risposto con le provocazioni.

Stretto di HormuzMentre è inimmaginabile un conflitto armato contro l'Iran simile a quello che è stato portato al regime iracheno di Saddam Hussein, tutta la partita si gioca, come già negli anni Ottanta, sul controllo dello Stretto di Hormuz. E' un corridoio largo appena una trentina di chilometri che collega il Golfo Persico con l'Oceano Indiano: da qui passa il traffico navale dalle nazioni del Golfo esportatrici di greggio e di gas liquido: Iran, Kuwait, Bahrain, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Un suo blocco avrebbe conseguenze catastrofiche sull'economia globale.

Non è in ballo solo la libertà dei mari, un principio antichissimo, ma un complesso di interessi economici colossali: Come già accadde per l'entrata in guerra degli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale, determinata dall'uso indiscriminato dei sottomarini da parte della marina imperiale tedesca, che affondavano per ogni mare tutte le navi battenti bandiera nemica o neutrale, anche stavolta la posta economica e geopolitica in ballo è enorme.

Da qualche giorno, la tensione tra Usa ed Iran è tornata a salire: prima ci sono state due navi cisterna, che trasportavano in Giappone prodotti derivati dal petrolio, ad essere fatte oggetto di attacco, quasi contemporaneamente, nello Stretto di Hormuz, provocando un principio di incendio a bordo. Non è ancora chiara la dinamica degli eventi, e mai lo sarà: da parte americana si sostiene che sia stato un sabotaggio iraniano, compiuto mediante mine magnetiche di cui Teheran ha la disponibilità. Gli iraniani si sono dichiarati completamente estranei, rilevando piuttosto che c'era una nave americana nei paraggi.
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