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Sabato 14 Dicembre 2019, ore 21.46
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Dollari, debiti, dazi

La resa dei conti nel 2021, con la nuova Presidenza americana

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Da Nixon a Reagan, e da Bush a Trump: ogni presidente americano ha cercato a tutti i costi di mantenere l'egemonia statunitense.

Siamo entrati in una nuova fase della storia, che riflette il mutamento dei rapporti di forza globali: economici, finanziari e militari.

Svanisce lentamente, ma inesorabilmente, l'esorbitante privilegio americano: dal 1971 in avanti, con lo sganciamento dalla parità con l'oro, il dollaro aveva acquisito lo status di unica valuta di riserva universalmente accettata e di regolazione degli scambi commerciali internazionali.

Si ruppe la catena dei rapporti di cambio stabili che collegava in modo triangolare il valore delle diverse valute al dollaro, sulla base del valore di quest'ultimo rispetto all'oro: se il rapporto di cambio tra l'oro della riserva detenuta dalla Federal Reserve americana ed il dollaro era tale per cui servivano 35 dollari per fare un'oncia d'oro, il rapporto di cambio tra le altre monete ed il dollaro ne fissava conseguentemente il valore in oro.

Il passivo commerciale americano, dopo gli sforzi per sostenere le guerre in Corea e nel Vietnam, era divenuto tale per cui le riserve auree detenute dalla Fed si stavano esaurendo: ad ogni fine d'anno, infatti, doveva cambiare in oro l'attivo valutario vantato dalle altre banche centrali. Si spiega così il fatto che molte banche centrali, tra cui ancora la Banca d'Italia, abbiano riserve auree detenute presso la Fed: l'avanzo commerciale in dollari veniva commutato in oro. Quando, alla fine di un anno, la Banca d'Italia restituiva alla Fed i dollari che aveva accumulato con il commercio internazionale, la Fed metteva un cartellino con la scritta "ITALIA" su un numero corrispondente di lingotti d'oro della sua riserva.

Dal 1971, il dollaro rimase la valuta di riserva e quella di riferimento per il commercio internazionale, pur senza avere più un aggancio all'oro. Le importazioni americane erano pagare in dollari, una moneta fiat, il cui valore era basato unicamente sulla sua generale accettazione.

Per commerciare sul piano internazionale si pagava in dollari, perché i prezzi venivano fissati per comodità con riferimento a questa valuta: chi vendeva una merce preferiva essere pagato in dollari, universalmente accettati, piuttosto che nella valuta nazionale del compratore.

Che se ne sarebbe fatto un venditore di un pagamento effettuato in rupie birmane o con la moneta congolese? Chi gliele avrebbe cambiate? Il regolamento in dollari era preferibile: la moneta americana era ad un tempo il metro del valore delle merci, in quanto il prezzo era fissato in dollari, sia il mezzo di pagamento per effettuarlo.
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