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Domenica 25 Luglio 2021, ore 02.41
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Emigrazione selvaggia: Sottosviluppo e Carità pelosa

Un neo-colonialismo buonista si cela dietro lo sfruttamento dei Paesi poveri

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Lo strombazzano forte, "il dovere dell'accoglienza": sarebbe la maniera per purgare finalmente le colpe dell'Occidente colonialista, che per secoli ha invaso, depredato e assai di sovente represso con il sangue la resistenza delle popolazioni.

Così come gli Europei erano arrivati a migliaia, incontrollabili, varcando frontiere esistenti solo nella identità delle varie popolazioni residenti, sconvolgendone le abitudini e le identità secolari, non solo per sfruttare le ricchezze locali e farne commercio esclusivo, ma anche per dare sfogo alla pressione demografica interna che non trovava possibilità di lavoro all'interno.

Così, oggi, il flusso della emigrazione si presenta invertito.



Una volta erano gli Occidentali che si muovevano, sotto la guida dei rispettivi Governi, alla ricerca di giacimenti minerari, per sfruttare le risorse agricole ed intercettare i traffici: le varie Compagnie delle Indie erano vere e proprie organizzazioni commerciali e finanziarie: anche allora, ci si spostava da Paesi considerati "poveri" verso quelli ritenuti "ricchi", da conquistare e depredare.

L'età della decolonizzazione, imposta con la Carta Atlantica dall'America di Roosevelt alla Gran Bretagna per smantellarne l'Impero come contropartita per la fornitura di armi e sussidi finanziari per consentirle di resistere alla enorme pressione militare nazista, è durata ben poco: ad uno ad uno, gli Stati che sono stati liberati dal giogo politico occidentale sono stati riconquistati.
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