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Mercoledì 18 Ottobre 2017, ore 00.31
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L'Europa si spacca in due. Ecco i capisaldi dell'accordo

Economia ·
(Teleborsa) - Accordo parziale in Europa per la revisione dei Trattati, perché il Regno Unito ha opposto un nuovo no alla UE, riservandosi di mantenere la "sua sovranità", soprattutto in materia fiscale e finanziaria. Una grossa falla nel processo di convergenza europea, che ha provocato la fuoriuscita di altri membri dell'Unione. L'accordo a 27 non è stato raggiunto, perché a mettere la firma sul Trattato saranno solo i membri della Zona Euro ed altri 6 Stati dell'Unione.

Ma quali sono i capisaldi dell'accordo che gli Stati aderenti andranno a firmare? Innanzi tutto, il fiscal compact, come è stato definito l'accordo, prevede vincoli più stringenti nella politica fiscale, perché si è deciso di limitare la riduzione strutturale del deficit, quella che non considera le variazioni del ciclo economico, allo 0,5%. Gli Stati firmatari, inoltre, non potranno in nessun caso sforare la soglia del 3% per il rapporto deficit/PIL, il cui sfondamento innescherà meccanismi totalmente automatici di rientro.

Gli Stati aderenti hanno poi deciso di portare avanti le discussioni relative all'integrazione fiscale, lasciando da parte il discorso degli eurobond, impegnandosi a firmare il nuovo Trattato entro marzo o anche prima.

Poi, ci sono una serie di firewall finanziari, necessari a garantire che questo processo di convergenza vada avanti e ad evitare l'aggravarsi della crisi. I leader dell'Eurozona hanno infatti accelerato il processo per la costituzione del nuovo Fondo salva-stati, l'European Stability Mechanism (ESM), che si propone di superare il Fondo EFSF, di natura temporanea. Il nuovo organismo, cui non è stata riconosciuta la qualità di banca, sarà istituito prima del previsto entro luglio 2012, con una dotazione più ricca di 500 miliardi di euro.

Nel frattempo, gli Stati aderenti hanno accettato di trasferire 'subito' (il termine è 10 giorni) la quota parte dei 200 mld di euro destinati al Fondo Monetario per ogni eventuale esigenza dei Paesi in difficoltà.
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