(Teleborsa) -
Il Venezuela potrebbe nascondere altre
ricchezze nascoste, oltre alle riserve di oro ed ai ricavi della vendita di petrolio. Secondo rumors di mercato, il Presidente venezuelano
Nicolas Maduro avrebbe accumulato massicce
riserve di Bitcoin per un valore di
60 miliardi di dollari. Una ipotesi non confermata e che divide gli esperti del settore.
Secondo quanto riferito da diversi media, il tesoro accumulato dal governo venezuelano in Bitcoin sarebbe frutto di
traffici illeciti dell'attuale ministro della produzione e dell'industria
Alex Saab, già implicato in passato in operazioni illecite e posto in stato di detenzione in USA dal 2000 al 2003, poi rilasciato dall'allora amministrazione Biden in uno scambio di prigionieri patteggiato con Caracas.
Una tale ricchezza sarebbe stata accumulata dal governo Maduro grazie ad operazioni più o meno lecite, in particolare a tre operazioni specifiche: una grande
vendita di riserve in oro effettuata nel 2018; parte dei ricavi della
vendita di petrolio della società di Stato PDVSA; il
sequestro/furto di apparecchiature di mining durante una campagna avviata anni fa a scapito del settore delle criptovalute.
Le
opinioni degli esperti sulla veridicità di questa indiscrezione sono
contrastanti. C'è chi ritiene che si tratti solo di una
fake news, messa in circolazione dalla stampa specializzata, ma c'è anche chi ritiene che la possibilità che Maduro abbia accumulato una ricchezza consistente in criptovalute sia
probabile, poiché il Paese era stato messo al
bando dai mercati finanziari internazionali e non aveva altra possibilità di finanziarsi, se non mascherando le sue operazioni dietro la cortina della blockchain.
"È molto ragionevole supporre che il Venezuela abbia avuto un'esposizione significativa al bitcoin", spiega Gui Gomes, fondatore e CEO di una società di criptovalute latinoamericana, OranjeBTC, aggiungendo "dato che erano esclusi dal sistema finanziario globale, probabilmente avevano oro, bitcoin e qualche dollaro sotto il materasso".
Per Mauricio Di Bartolomeo, cofondatore di Ledn, invece, si tratta solo di speculazioni. " In qualità di venezuelano nato e cresciuto che ha minato bitcoin nel paese per anni, non credo che il regime venezuelano possieda una massiccia riserva segreta di bitcoin", afferma l'esperto, confutando la sua ipotesi con la lunga tradizione di furti e corruzione del regime chavista.
Se la notizia fosse vera, il tesoretto in Bitcoin potrebbe seguire due strade: potrebbe essere
messo in vendita o sequestrato dall'amministrazione Trump per riempire la riserva di Stato americana. Ciò determinerebbe una riduzione dei quantitativi di Bitcoin in circolazione ed un parallelo aumento di prezzo della criptovaluta.