(Teleborsa) - Le
"stelle" di Piazza Affari - ovvero le società che hanno scelto di impegnarsi a rispettare requisiti stringenti in termini di liquidità, trasparenza e corporate governance per rendersi più appetibili agli investitori esteri -
sono quelle che performano peggio nel 2026. Il FTSE Italia STAR, che rappresenta le società quotate sul segmento Euronext STAR Milan di Borsa Italiana, ha perso oltre il 15% da inizio anno, sottoperformando sia il FTSE MIB (-3,9% YTD) che altri indici più rappresentativi di small e midcap come FTSE Italia Mid Cap (-11,3% YTD), FTSE Italia Small Cap (-12,8% YTD) e FTSE Italia Growth (-3,8% YTD). Allargando lo sguardo, dopo la forte contrazione del 2022 (-28%) e un trend sostanzialmente stabile nel 2023 e 2024 (+3% e -5%, rispettivamente), nel 2025 l'indice STAR ha registrato una crescita del 10%. Tuttavia, la
sottoperformance rispetto al FTSE Italia All Shares e allo STOXX Europe Small 200 è proseguita, rispettivamente del -17% e del -7%, secondo una ricerca di
Intesa Sanpaolo. Dal 2022 al 2025 il FTSE STAR ha sottoperformato il FTSE Italia All Shares dell'80% e lo STOXX Europe Small 200 del 17%.
"Il calo da inizio anno è
principalmente attribuibile all'impatto della guerra in Iran - dice
Andrea Randone, Head of Mid Small Cap Research di Intermonte - Come spesso avviene, l'incertezza geopolitica si riflette sui tassi e impatta più significativamente i titoli growth, rappresentativi dell'indice STAR. Il calo è stato comunque esacerbato da una situazione specifica (il mercato ha reagito negativamente all'annuncio di un'acquisizione da parte di una società) e dal perdurare della fase di debolezza dei titoli tecnologici, che sono 10 e contano circa il 16% della market cap dello STAR. Il significativo de-rating è imputabile alle preoccupazioni sull'impatto a medio termine dell'intelligenza artificiale sul mondo dei servizi alle imprese. A nostro avviso, però, il mercato sta applicando un calo indiscriminato che non tiene in considerazione il fatto che le aziende del nostro listino operano su progetti mission-critical dei loro clienti, con competenze altamente specializzate".
Un'occasione per rilanciarsi agli occhi degli investitori è la
venticinquesima edizione della Euronext STAR Conference, l'appuntamento annuale per le società quotate sul segmento, in corso
questa settimana a Palazzo Mezzanotte. L'edizione di quest'anno vede
oltre 3,000 incontri tra 56 società STAR partecipanti, 280 investitori, in rappresentanza di 177 case di investimento e più di 100 analisti e rappresentanti degli intermediari che supportano la conferenza. Delle 177 case di investimento presenti, il 49% proviene dall'estero, con investitori da 14 Paesi, tra cui Germania (12%), Francia (12%), Svizzera (11%), Regno Unito (3%) e Spagna (3%).
"È un evento che storicamente viene organizzato da Borsa Italiana, ma
tutta la comunità finanziaria collabora, perché i broker invitano investitori domestici e internazionali e le società possono attingere a diversi pool di liquidità, per altro in modo molto tempestivo sul rilascio dei risultati, perché alcuni investitori di fatto incontrano per la prima volta le società a valle della pubblicazione dei conti - afferma
Barbara Lunghi, Responsabile dei Mercati Primari di Borsa Italiana - Inoltre, quest'anno il bouquet di investitori domestici è arricchito dall'iniziativa del Fondo Nazionale Strategico Indiretto, perché vediamo già in questa conferenza i primi fondi attivi con le risorse a disposizione per investire sulle società; quindi, ci aspettiamo che questa iniziativa vada un po' a irrobustire la componente domestica, che ha come punto di riferimento nell'asset allocation le mid e small cap".
Gli investitori esteri non sono molto presenti solo alla conferenza, ma anche nell'azionariato delle società STAR. Guardando alle quote detenute soltanto dagli
istituzionali, gli italiani detengono il 24% della capitalizzazione, mentre il restante
76% è detenuto da investitori esteri, secondo dati
Euronext. Spiccano gli Stati Uniti con il 29% (tra oltre 100 soggetti), l'Europa continentale che in totale pesa per il 26% (tra quasi 290 fondi) e il Regno Unito con l'11% (per circa 75 soggetti).
Questa presenza importante di soci d'oltreconfine può essere fonte di maggiore instabilità in situazioni di incertezza, come si è visto nelle ultime settimane, quando la stagione dei risultati societari ha avuto come sfondo la guerra in Medio Oriente, portando a reazioni scomposte di molti titoli alla pubblicazione dei conti. "Al di là di alcune trimestrali deludenti, che hanno innescato vendite significative, ci sono stati anche casi dove, nonostante risultati migliori delle attese, i titoli hanno continuato a scendere, a dimostrazione del fatto che in questa fase il mercato sia meno guidato dai fondamentali - sostiene
Carlo De Vanna, Co-responsabile della gestione sul mercato azionario italiano di Ersel - C'è piuttosto un'
uscita frettolosa e disordinata dai titoli meno liquidi e la ragione è che, come spesso comprensibilmente succede, soprattutto gli investitori esteri se non capiscono qualcosa o se hanno paura decidono di abbassare il rischio del portafoglio, vendendo soprattutto all'estero i titoli più piccoli, perché li conoscono meno o magari si tratta di società meno coperte dagli analisti". De Vanna fa comunque notare che "il processo punitivo era già in atto prima dell'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, in quanto venivamo da una fase in cui tanti titoli pesanti dello STAR erano stati penalizzati a causa dei timori per l'intelligenza artificiale e non perché i loro numeri fossero negativi. Tra l'altro, questi titoli rientravamo in
panieri che alcune case di investimento estere offrivano ai loro clienti per shortare un basket di titoli e giocarsi il tema dell'intelligenza artificiale, con posizioni long su alcuni titoli e short su altri".
A oggi, Euronext STAR Milan
comprende 61 società, per una
capitalizzazione di mercato complessiva di circa 39 miliardi di euro. A livello settoriale, spiccano i 13 titoli di prodotti e servizi industriali (tra cui i big
Interpump e
Avio), i 10 titoli tecnologici (tra cui
Reply, e
Sesa), gli 8 finanziari (i più grandi
Tamburi e
Banca Ifis) e i 5 dell'healthcare (dove campeggia
Amplifon). "Se guardiamo al passato, nonostante le difficoltà recenti, la performance borsistica rimane decisamente positiva - afferma Randone - Il segmento STAR è riuscito ad
attrarre alcune aziende molto rappresentative del nostro tessuto economico, tipicamente aziende famigliari, operanti in alcuni settori che trainano l'economia come quello industriale e tecnologico, capaci di conquistare un posizionamento da leader nei mercati internazionali, veloci a reagire ai cambiamenti. Tuttavia, la sfida per il segmento STAR, così come più in generale per la Borsa, è quella di riuscire a rilanciare il mercato di nuove IPO". Nel corso del 2025 il segmento STAR di Borsa Italiana ha registrato una contrazione del numero di società quotate. In particolare,
non si sono verificate nuove IPO, mentre si sono rilevati 4 delisting (Unieuro, Piovan, Alkemy, illimity, tutte a seguito di OPA totalitarie per un totale di 1,4 miliardi di euro di capitalizzazione persa vs 3 miliardi di euro nel 2024) e
3 società sono state escluse dal segmento su loro richiesta, pur mantenendo la quotazione su Euronext Milan (
Mondo TV,
Landi Renzo,
Aeffe). Di conseguenza, lo STAR si è attestato a 62 titoli a fine anno, rispetto ai 69 dell'esercizio precedente. A inizio marzo anche
The Italian Sea Group (TISG)
ha rinunciato alla qualifica STAR. L'ultima quotazione su STAR è stata quella di
SYS-DAT a luglio 2024, mentre nel 2023 erano passate dall'EGM allo STAR i titoli
Unidata e
CY4Gate. Nonostante ben quattro società negli ultimi dodici mesi abbiano
rinunciato alla qualifica di STAR per affrontare
situazioni di tensione finanziaria con accesso alla composizione negoziata della crisi (CNC), in Borsa Italiana non sono preoccupati da questa situazione. "Ci sono effettivamente delle circostanze di tensione societaria in cui serve un maggiore focus sul business, ma vorrei sottolineare che
è fisiologico, è sempre accaduto ed è possibile proprio perché si tratta di un'adesione volontaria - dice Lunghi - Quelle società che volontariamente hanno alzato l'asticella, volontariamente la possono anche abbassare e uscire da questo tipo di vetrina, ma non vediamo una situazione allarmante". Non si è comunque osservato sul mercato STAR quell'accesso di aziende traballanti e forse non adatte alla quotazione che si è visto negli ultimi anni su Euronext Growth Milan (EGM), anche grazie ai requisiti stringenti che differenziano molto le società quotabili sui due mercati. "Non tutte le società sono adatte alla quotazione, perché eventuali difficoltà poco dopo l'ingresso in Borsa rischiano di compromettere la credibilità dell'intero mercato - dice De Vanna - Da questo punto di vista,
lo STAR in questi venticinque anni ha funzionato bene e i casi di aziende finite male sono pochissimi, mentre la maggior parte ha rispettato le regole ed è stata premiata. E non è un caso che gli investitori esteri - quando arrivano in Italia - guardano primariamente il FTSE MIB, ma poi se devono andare su quelle più piccole non vanno sul FTSE Italia Mid Cap ma sullo STAR, che comprende anche alcune del FTSE Italia Small Cap, perché trovano aziende con un flottante adeguato, un ufficio investor relations con cui relazionarsi e una corporate governance abbastanza aperta al mercato".
Se i dati su IPO e delisting sono rimasti negativi nel 2025,
qualche segnale migliore è arrivato sul fronte della liquidità dello STAR: dopo aver toccato il minimo nel 2023, con circa 17,5 miliardi di euro, si è gradualmente ripresa, raggiungendo i 26,6 miliardi di euro nel 2025, il livello più alto dopo il picco del 2021, secondo la ricerca di Intesa. Inoltre, nel quarto trimestre 2025 e a gennaio 2026 la liquidità delle società STAR ha raggiunto rispettivamente 7,9 miliardi di euro e 3 miliardi di euro, tra i livelli più alti mai registrati.
Ulteriore linfa dovrebbe arrivare dal Fondo Nazionale Strategico Indiretto (FNSI) pensato dal MEF e gestito da CDP, che punta ad attivare investimenti pubblici e privati per 700-750 milioni di euro, con l'ambizione di arrivare a 1 miliardo. Dal Patrimonio Rilancio di CDP arriveranno 350 milioni, che permetteranno al cosiddetto fondo di fondi di partecipare, per un massimo del 49% e con un contributo minimo di 35 milioni, a una serie di fondi sottostanti, chiamati a trovare il restante 51% delle risorse tra soggetti professionali, soprattutto casse previdenziali, fondazioni e assicurazioni. Al momento, sono
già partiti o in fase autorizzativa i veicoli di tredici gestori, nove dei quali hanno già ottenuto il via libera dalle autorità di vigilanza: Eurizon, Generali Investments,
Amundi, Miria e Arca, che hanno anche già avuto l'ok del board della Cassa, e Algebris,
Anima,
Equita ed Ersel. Quattro fondi sono in attesa del via libera di Bankitalia e Consob: Acomea,
Azimut, Quaestio/Banor e Anthilia. Le società dello STAR sono le candidate ideali a beneficiare di questi fondi, più di quelle quotate su EGM, anche perché gli alti requisiti che le contraddistinguono (STAR è l'acronimo di Segmento Titoli ad Alti Requisiti) continuano ad attirare l'interesse e la fiducia degli investitori. Da questo punto di vista, non c'è stato e non è in programma alcun annacquamento delle regole per le società quotate sul mercato, come invece è avvenuto per l'EGM nel recente passato. "I
requisiti del segmento STAR non sono stati cambiati in modo significativo e fanno riferimento a trasparenza, informativa, liquidità e governo societario, temi apprezzati dagli investitori - dice Lunghi - Tra questi spiccano sicuramente avere un flottante un po' più robusto che garantisce maggiore liquidità, avere la ricerca obbligatoria per un'informativa agli investitori più precisa, avere una governance robusta con delle practice oggi più diffuse di quando è stato lanciato lo STAR. Sottolineo anche l'anticipo della reportistica, che da un lato può essere ovviamente sfidante per le società e quindi un po' in controtendenza con la semplificazione che si sta introducendo in generale sul mercato, ma al contempo disallinearsi dal flusso di pubblicazione dei risultati delle grandi aziende consente di ottenere più visibilità".
Le attuali stime di FactSet indicano una crescita del 2,9% dei ricavi aggregati delle società STAR nel 2025, con un tasso di uscita dell'1% nel quarto trimestre 2025. Il margine EBITDA dovrebbe raggiungere il 14,2%. Per il 2026 e il 2027, Intesa ipotizza una
crescita dei ricavi aggregati mid-single digit, mentre il margine EBITDA dovrebbe espandersi di 40 punti base nel 2026 e di 50 punti base nel 2027, riflettendo una normalizzazione nel 2026, dopo un percorso travagliato a seguito della pandemia del 2020 (strozzature nella catena di approvvigionamento, guerra tra Russia e Ucraina che ha fatto impennare i prezzi dell'energia e l'inflazione, una politica monetaria restrittiva, dazi statunitensi e successivi accordi). Tuttavia, la guerra con l'Iran rappresenta una nuova sfida e potrebbe influenzare il percorso di normalizzazione, con l'entità dell'impatto che dipende in larga misura dalla durata e dalla portata del conflitto. Guardando alle valutazioni, il
rapporto prezzo/utili (P/E) del FTSE STAR per il 2026 è inferiore di circa il 34% rispetto alla sua media P/E del periodo 2004-2025, mentre per il 2027 è inferiore di circa il 42%. Rispetto al rapporto P/E dello Stoxx Small 200, il FTSE STAR risulta sostanzialmente allineato sia nel 2026 che nel 2027. Data la persistente incertezza di quest'anno, Intesa raccomanda una strategia di selezione dei titoli prudente che privilegi le aziende con solide prospettive di settore a medio termine o con temi di crescita strutturale. All'interno dell'universo STAR, vengono citate le aziende trainate da specifici trend di lungo periodo, come l'elettrificazione e la decarbonizzazione (
LU-VE), o il settore spaziale e missilistico (
Avio), o quelle esposte alla ripresa del settore (
Biesse), o che offrono un'elevata visibilità sui ricavi grazie a un'alta percentuale di vendite ricorrenti (
WIIT e SYS-DAT) o ad alcune caratteristiche specifiche dell'azienda (
Sanlorenzo).
Le
società che partecipano alla Conference sono:
Abitare In,
Aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna,
Altea Green Power,
Aquafil ,
Arnoldo Mondadori Editore,
Ascopiave,
Avio,
B&C Speakers,
Banca Ifis,
Banca Sistema,
Biesse,
Cairo Communication,
Carel Industries,
Cembre,
Cementir Holding,
CY4GATE,
D'amico International Shipping,
Datalogic,
Digital Bros,
DoValue,
El.En,
Elica,
Emak,
Equita Group,
Esprinet,
Eurotech,
F.I.L.A.,
Fiera Milano,
Fine Foods & Pharmaceuticals,
Garofalo Health Care,
Gefran,
Generalfinance,
IGD,
Irce,
Italmobiliare,
Lu-Ve,
Marr,
Moltiply Group,
Neodecortech,
Newprinces,
Orsero,
Pharmanutra,
Reply,
Revo Insurance,
Sabaf,
Sanlorenzo,
Seco,
SeSa,
Sogefi,
SYS-DAT,
Tamburi Investment Partners,
Tesmec,
TXT Group,
Unidata,
WIIT,
Zignago Vetro. I
co-organising broker di quest'anno sono:
Alantra, Banca Akros, Banca Finnat,
BPER, CFO SIM,
Equita, Intermonte,
Intesa Sanpaolo, Kepler Cheuvreux,
Mediobanca, TP ICAP e Value-Track.