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Sabato 28 Marzo 2020, ore 19.43
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La Madrina

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Di quest’ultima svolta possiamo dare una lettura benevola, una ottimista e una inquietante. Quella benevola è che la Merkel ha una straordinaria abilità tattica che le sta permettendo di salvare l’euro e fare dunque il bene di tutti noi senza alienarsi (e tenendo a bada) la fascia di elettori euroscettici. Per non parlare, ma questo è noto da sempre, dei nervi d’acciaio che le permettono di aspettare l’ultimo momento utile e resistere a pressioni di ogni genere prima di prendere una decisione saggia e ponderata.

La lettura ottimista è che se la Merkel è davvero così brava ad andare senza farsi scrupoli dove la porta il vento, allora vuol dire che il vento che spira in Germania non è così euroscettico come ci siamo spesso sentiti dire in questi ultimi tre anni. Rimaniamo convinti che industriali, sindacati, partiti e buona parte dell’opinione pubblica tedesca vogliano l’Europa, ma alle loro due condizioni, spendere poco e avere sempre l’ultima parola su tutto. Niente unione dei trasferimenti all’americana e costi tutti a carico della Bce da una parte, Bundestag come camera alta dell’Unione Europea (con il parlamento di Strasburgo a fare da camera bassa consultiva) dall’altra.

La lettura preoccupante è che nulla, per la Merkel, è irreversibile. Quanto poco c’è da fidarsi, scriveva Karl Kraus nel 1909, di una donna fedele, oggi fedele a te, domani a un altro. Con la stessa agilità con cui abbiamo visto la Merkel appoggiare Draghi in agosto non la potremmo vedere ritornare sui suoi passi un domani se una recessione dovesse lambire la Germania e cambiarne gli umori di fondo? Per il momento la Merkel si tiene aperte tutte le porte, si dice d’accordo con Draghi ma anche con Weidmann e afferma con soave spudoratezza che tra i due non c’è contraddizione.

E così, mentre i mercati vedono con favore i tumulti di piazza a Madrid perché avvicinano la capitolazione spagnola e gli acquisti di titoli da parte della Bce, da Berlino si mettono ogni giorno granelli di sabbia nella macchina del salvataggio di Italia e Spagna.

Attenzione, il doppio binario della Merkel, salvare e allo stesso tempo non salvare, non è simmetrico. La scelta di ultima istanza è per il salvataggio, ma quella di penultima istanza è sfruttare ogni momento utile (come l’attuale fase di tregua sui mercati) per guadagnare punti presso gli euroscettici da una parte e quelli che vogliono che anche le cicale piangano dall’altra.
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