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Sabato 20 Ottobre 2018, ore 00.33
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Previsioni

Capirne la logica per utilizzarle al meglio

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Karl Popper dimostrò nella Logica della Scoperta Scientifica che fare previsioni sullo sviluppo della scienza è impossibile e che di conseguenza, essendo la scienza una componente importante del reale, qualsiasi previsione sul reale è altrettanto impossibile.

Sono dunque privi di senso gli sforzi di economisti, analisti e strategist di prevedere il futuro dei mercati? La domanda sorge spontanea ogni fine anno, quando la domanda e l'offerta di previsioni raggiungono il loro picco. A nessuno sembra importare molto, il 3 marzo o il 24 agosto, di quello che succederà nei successivi 12 mesi, ma tra novembre e dicembre, ogni anno sempre più presto, ci si ferma a fare il punto e si tenta di spingere lo sguardo nel futuro. Tutti sappiamo in cuor nostro che le cose andranno come vogliono loro, ma l'esercizio di fine anno non è inutile per chi lo produce perché mette in rilievo eventuali incoerenze tra le sue previsioni e non è inutile per chi lo utilizza a condizione che siano chiare le premesse su cui è stato costruito.

Nelle grandi case l'assemblaggio delle previsioni procede come in una catena di montaggio. Partono gli economisti con le loro previsioni sulla crescita, sull'occupazione e sull'inflazione. Seguono gli osservatori della politica monetaria che, sulla base di quello che hanno detto gli economisti e considerando l'orientamento delle banche centrali, prevedono l'evoluzione dei tassi lungo tutta la curva. Gli analisti di credito aggiungono alla curva dei tassi la loro previsione sugli spread di credito. Un po' a lato, non sempre bene integrati nell'insieme, gli analisti valutari producono le loro previsioni sui cambi.

In fondo alla catena gli strategist azionari assemblano le stime sui tassi e sui cambi con quelle degli utili prodotte dal basso dagli analisti che studiano le singole società e producono una stima dall'alto che è tipicamente diversa dalla somma delle singole stime dal basso perché tiene conto di variabili aggiuntive, come ad esempio il posizionamento del mercato. L'analisi politica e geopolitica, e in particolare le previsioni sulla politica fiscale, dovrebbero entrare in tutte le fasi del processo ma questo nella pratica a volte non succede perché la politica viene implicitamente considerata impossibile da modellizzare e prevedere.

(Nell'immagine: Wade Guyton. Untitled. 2007)
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