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Venerdì 23 Agosto 2019, ore 20.21
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Zwischenzug

Qualche riflessione diversamente corretta

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Prima riflessione. Negli scacchi lo Zwischenzug è una mossa imprevista in cui il giocatore all'attacco, pur potendo concludere con successo la cattura di un pezzo dell'avversario (ormai rassegnato a perderlo), rinvia la cattura e apre invece un nuovo fronte offensivo che spiazza l'avversario e lo mette in affanno.

Siete contenti della piega positiva che stanno prendendo i negoziati tra Stati Uniti e Cina? Trump lo è, perché oltre a qualche regalo con cui la Cina sperava di chiudere la questione (acquisti massicci di soia e di petrolio americani), ci sarà anche, a quello che è dato di sapere, qualche apertura seria sui servizi finanziari e sul tema strategico della tecnologia. La Cina si impegnerà a non chiedere trasferimenti obbligatori di know-how alle imprese straniere e a dare meno sostegno pubblico alle imprese del settore, in particolare nell'aerospaziale.

Tutti ora ci aspettiamo che l'accordo arrivi in tempi brevi, ma sappiamo anche che la vera sfida non è ora, in fase di trattativa, ma sarà più avanti, in fase di applicazione. La Cina ha una lunga tradizione di accordi commerciali formali o informali non rispettati ed è legittimo dubitare che l'accordo di massima che si appresta a raggiungere con l'America verrà davvero applicato.

È possibile quindi che Trump vinca la tentazione di portare a casa il trofeo dell'accordo, dichiarando chiuso il conflitto, per mantenere forme concrete di pressione sulla Cina e spingerla ad applicare quanto pattuito. È possibile insomma che Trump faccia uno Zwischenzug, mantenendo la Cina sotto pressione e aprendo intanto un altro fronte, questa volta con l'Europa.

L'attacco all'Europa può naturalmente avvenire anche in sequenza lineare, dopo avere cioè chiuso il capitolo cinese, che dopo quello del Nafta è la seconda parte della trilogia trumpiana sul commercio. L'Europa insomma arriverà comunque, è solo questione di qualche settimana.

Rallegrarsi per l'accordo con la Cina, da parte dei mercati, ha perfettamente senso, così come pensiamo abbia senso comprare oggi azioni e valute della Cina e dell'Asia in generale. Bisogna però essere consapevoli del fatto che per un conflitto che si chiude un altro se ne apre. Ci si era illusi, in Europa, che la tregua raggiunta in agosto tra Trump e Juncker fosse definitiva e che le elezioni di mid term avrebbero ridotto Trump a più miti consigli. Non si era tenuto nel debito conto il fatto che Trump è molto meticoloso nella realizzazione punto per punto del suo programma elettorale e che questo programma includeva e include l'Europa. Avere perso un ramo del Congresso non fermerà Trump, che concentrerà anzi le sue notevoli energie sulle aree di competenza presidenziale, tra cui spiccano proprio i dazi.

Fortunatamente l'industria dell'auto tedesca ha capito bene, fin da subito, da che parte soffia il vento in America e ha già fatto ampi progressi nel divenire rapidamente una e trina e nell'organizzare filiere produttive parallele in Europa, Asia e America. E d'altra parte le quotazioni di borsa dei ciclici tedeschi (ed europei in generale) riflettono già una buona misura dei danni che la guerra commerciale produrrà e rimbalzeranno quando il conflitto (che sarà breve) si concluderà. Se le grandi case tedesche se la caveranno, resterà comunque un danno per la piattaforma industriale e per l'occupazione europea, e quindi per le possibilità di rialzo dell'euro. Se poi l'euro salirà per venire incontro a Trump, il danno sarà ancora maggiore.
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