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Domenica 29 Marzo 2020, ore 07.03
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Punti di tensione

Quattro questioni difficili

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Il 2020 offre spunti per essere letto come un anno eccellente per i mercati finanziari, quasi come il 2019, o, alternativamente, come un anno molto difficile. Questo, si dirà, lo si afferma per qualsiasi anno o per qualsiasi unità di tempo. Dato un prezzo di mercato in qualsiasi momento, ci sono sempre ottime ragioni per definirlo troppo basso e altrettante per considerarlo troppo alto. L'aspetto nuovo del 2020 è l'ampiezza della dispersione delle stime ragionevoli.

Chi è filosoficamente o per temperamento ottimista non avrà difficoltà a guardare con grande fiducia a un 2020 ricco di soddisfazioni. Chi è incline al pessimismo sarà anch'egli, a modo suo, sereno o, quanto meno, convinto della credibilità dei suoi timori.

Chi però cerca di guardare le cose nel modo più neutrale possibile è destinato a un 2020 di nevrosi. Da una parte uno scenario di base molto invitante, dall'altra rischi di coda inquietanti. Il mercato sale con forza? Ovvio, lo scenario di base giustifica ben di più. Il mercato incappa in un vuoto d'aria improvviso? Ovvio, con quello che stiamo rischiando è già un miracolo che siamo ancora così in alto. La perfetta spiegabilità dei rialzi, così come quella dei ribassi, può indurre a rincorrere il mercato in una direzione e nell'altra, in una parola a pasticciare.

I punti di tensione su cui nevrotizzarsi sono quattro.

Il più immediato è il Covid-19. Lo scenario di base è tranquillizzante. Tutte le epidemie della storia hanno avuto un termine, altrimenti non saremmo qui a parlarne. D'altra parte, nel Covid-19 la mortalità è bassa e le reazioni per contenere l'epidemia, al di là delle esitazioni iniziali, sono state energiche e più che proporzionate, tanto in Cina quanto nel resto del mondo. Il fatto che Xi Jinping si sia fatto vedere in giro e che lo abbia fatto indossando la mascherina ha un alto significato simbolico. Il messaggio è che la dirigenza cinese ritiene conciliabile la veloce ripresa della produzione con il mantenimento di misure di sicurezza. Nell'Hubei è stato mandato un nuovo governatore, un tecnocrate vicino a Xi (in tutte le province sta avvenendo da qualche tempo la sostituzione delle elites locali con commissari provenienti dal centro). Come fa ogni nuovo Ceo quando entra in carica, il nuovo governatore ha rivisto la contabilità delle perdite per attribuire tutto il male possibile alla gestione precedente. La revisione del numero dei malati non significa che l'epidemia si stia allargando, ma che le cose sono ora maggiormente sotto controllo e che, da qui in avanti, potranno solo migliorare. Quanto agli effetti sulla produzione, non passerà molto prima che siano riassorbiti, mentre passerà molto più tempo prima che le banche centrali di tutto il mondo abbandonino quell'ulteriore propensione a restare espansive che tanto è apprezzata dai mercati.

I rischi di coda sono però pesanti. I numeri cinesi sulle infezioni ci dicono di più sul numero di kit disponibili per la diagnosi che su quello dei malati, mentre chi muore senza essere stato testato non viene contato come vittima del Covid-19. Dal canto suo, la ripresa della produzione da una parte è lenta e dall'altra favorisce comunque nuovi contagi. C'è poi il rischio che il contagio si diffonda fuori dalla Cina frenando, anche nel caso di un numero modesto di casi effettivi, molte delle attività a cui si può più facilmente rinunciare (turismo, congressi, fiere) questa volta su scala globale. L'Europa, che viene da un 2019 negativo per il manifatturiero, rischia ulteriori contraccolpi.

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