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Gran Bretagna: il declino di un ex-impero

Il declino della Gran Bretagna è da manuale nella storia su come nascono e muoiono gli imperi e le civiltà

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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La storia dell'ascesa e del declino della Gran Bretagna è da manuale nell'esaminare il percorso delle civiltà e delle società che nascono, arrivano al massimo e poi lentamente cominciano a collassare. Il sorgere ed il declino delle società dipende dalla componente valoriale che caratterizza le classi al governo e nella loro capacità creativa.

L'Inghilterra nei primi anni del sedicesimo secolo era considerata uno stato arretrato e sottosviluppato con un basso numero di abitanti, ma la rivoluzione nei mezzi di navigazione e nelle rotte del commercio marittimo hanno offerto un trampolino di lancio per una sua crescente affermazione a livello globale; progressivamente le navi atlantiche, i galeoni, soppiantarono le galere che ebbero nel 1571 a Lepanto l'ultima occasione di vittoria. Sostituire l'energia umana delle galere con energia eolica e chimico-fisica dei galeoni a vela fu una rivoluzione nel mondo marittimo, sui galeoni fu poi possibile mettere sia in coperta che sottocoperta i cannoni rendendo quasi invincibili le armate marittime. La conquista del mare e degli oceani consentì di passare dal commercio nel mediterraneo a quello atlantico con uno sviluppo senza precedenti negli scambi di beni e materie prime. Fino all'inizio del diciottesimo secolo l'occupazione da parte degli inglesi e degli europei in genere si limitava alle fasce costiere ed alle basi navali ma l'occupazione dell'entroterra fu uno dei sottoprodotti della rivoluzione industriale che contribuì a preparare il terreno alla stessa rivoluzione industriale. Nella storia dell'umanità le interdipendenze trai vari fattori evolutivi non sempre operano in modo così evidente.


Non è casuale che la rivoluzione industriale si sviluppi nell'Inghilterra che, grazie alla sua potenza marittima, aveva creato un legame con colonie che davano materie prime, consumavano i nuovi prodotti offrendo opportunità di ricchezze e continuamente nuovi mercati. Il potere economico e militare consentono all'Inghilterra di creare un impero coloniale senza pari nel suo periodo di dominio. La rivoluzione industriale abbatte il vecchio mondo in tutti gli aspetti, produttivi, sociali – il capitalismo si scontra con il marxismo –, demografici, politici, finanziari e cambia il modo di vivere nelle città a scapito delle terre rurali.

Accanto a questo sviluppo complessivo abbiamo un'evoluzione della cultura, della tecnica, della scientificità che trovano nelle università un centro di crescita senza pari di tutte le materie. Le Università diventano centri di eccellenza e preparano la classe dirigente dell'impero rendendola capace di affrontare con creatività e conoscenza le sfide poste dal nuovo contesto globale. Londra diventa un centro finanziario ed assicurativo nodale per il mondo intero, si formano i nuovi banchieri ed i nuovi assicuratori per la crescita dell'impero; la classe dirigente è di alto livello e superiore a quella degli altri stati concorrenti e contribuisce a rafforzare l'impero che fino allo scoppio della prima guerra mondiale renderà l'Inghilterra l'impero dominante nel mondo, poi lentamente comincerà il declino.
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