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Domenica 29 Gennaio 2023, ore 23.32
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La plutocrazia ed il totalitarismo finanziario

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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La rivoluzione finanziaria avviata nel 1971 con la fine del "gold exchange standard", che vincolava la stampa della carta moneta ad un vincolo sottostante reale come l'oro, consentì di stampare carta moneta all'infinito slegata da un sottostante reale. L'economia da scienza sociale basata sull'emozionalità dell'uomo diventava innaturalmente scienza esatta basata su numeri astratti slegati dal reale contro la realtà, ma in funzione di interessi superiori e contro la scienza la finanza diventava razionale. Lucas, Nobel nel 1974, affermava in modo incontrovertibile che i mercati finanziari sono razionali e non sbagliano mai nell'allocazione delle ricchezze, così perfino la bolla speculativa ed emozionale di Lehman diventò solo un incidente di percorso.

Il cammino senza ostacoli della finanza ha radicalmente cambiato la modalità di accumulazione della ricchezza e della sua distribuzione, fino al 1971 il quintile più povero negli Usa cresceva più del quintile più ricco, dopo, la rivoluzione finanziaria ha consentito di creare la maggiore concentrazione di ricchezza della storia e quindi ha insediato al potere una plutocrazia che a sua volta ha dato posto al totalitarismo finanziario non meno pericoloso e non meno antidemocratico di quello politico e di quello militare che in forma diverse consentono agli interessi di pochi di determinare ed influenzare la vita di tutti.


I padri costituenti avevano già allora ben chiaro il dramma della concentrazione della ricchezza come scriveva Toma Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti, principale autore della dichiarazione di indipendenza e presente sul monte Rushmore accanto a George Washington, Abraham Lincoln e Theodore Roosevelt:

"Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti. Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l'emissione del denaro, dapprima attraverso l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le compagnie che nasceranno intorno alle banche priveranno il popolo dei suoi beni finché i loro figli si ritroveranno senza neanche una casa sul continente che i loro padri hanno conquistato".
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