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Mercoledì 12 Dicembre 2018, ore 14.47
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Un mondo di squilibrati

Passivi commerciali, coperture sui rischi e capitali di ventura

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Una crisi finanziaria tira l'altra, basta aspettare.

Nessuno sa dire dove e quando scoppierà, ma un'altra tempesta prima o poi arriva. Regionale sicuramente, probabilmente globale come nel 2008.

I Regolatori si affannano ad aumentare i coefficienti di capitale e di liquidità delle Banche, ed a sottoporle agli stress test, per simularne la resilienza alle avversità. Le Banche centrali stanno cercando di ridurre la liquidità in circolazione, che va ad alimentare credito azzardato, buy back di azioni che sostengono le quotazioni in Borsa, acquisizioni volte ad eliminare la concorrenza, e le solite scommesse sul mercato.

Ormai la bonanza è finita e molti cercano di uscire prima che arrivino gli effetti della recessione che si prepara.

Niente, assolutamente niente, è stato fatto in questi anni per ridurre gli squilibri che sono alla radice di tutte le crisi.

Cominciamo con gli squilibri strutturali nelle relazioni commerciali e finanziarie internazionali. Ci sono Paesi che continuano ad indebitarsi senza sosta, come gli Usa, la Francia e la Gran Bretagna, ed altri che invece continuano ad incrementare il proprio credito verso l'estero: Giappone, Sud Corea, Cina, Germania.

Sono meccanismi infernali, che producono crisi.

Spiegarlo è facile: se ogni Paese vende agli altri in modo paritario, alla fine dell'anno ciascuno avrà scambiato merci e servizi ed incassato e pagato il denaro corrispondente. Il denaro, è servito solo per consentire lo scambio.

Se invece ci sono squilibri, e quindi c'è qualcuno che avrà comprato più di quello che ha venduto, il primo dovrà essersi indebitato verso il secondo. Il denaro per pagare le importazioni, bisogna trovarlo: se c'è risparmio interno, si usa quello; altrimenti glielo presta il venditore o un banchiere del Paese straniero da cui si compra. Hanno entrambi convenienza a farlo, perché altrimenti non avrebbero potuto vendere.

Quindi, alla fine dell'anno si sono scambiate merci, ma qualcuno si trova creditore e qualcun altro debitore, immaginiamo per 100 unità di conto. Si crea dunque una partita parallela, finanziaria, che produce interessi e quote di rimborso. Se questo squilibrio commerciale prosegue, l'anno successivo il debitore avrà contratto nuovo debito per altre 100 unità di conto, arrivando a 200. La montagna di debiti si accresce, così come quella dei crediti.

La moneta immessa dalle banche centrali non serve ormai ad agevolare gli scambi commerciali internazionali, ma a consentire di finanziarne gli squilibri.

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