Martedì 11 Agosto 2020, ore 03.14
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I Mercenari delle Green Wars

Distruggere per ricostruire, solo per soldi

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Eccoci ancora una volta alle prese con la globalizzazione, ma stavolta è bella e buona. Non è quella mercatista che finora ha distrutto l'ambiente, provocando l'inquinamento inarrestabile ed abusando delle risorse naturali.

Il Cambiamento Climatico è il nuovo vestito del Millenarismo: presto non ci sarà più acqua potabile, mentre i mari sono già ridotti a discariche e le calotte polari si sciolgono. L'aria è irrespirabile, per via delle Polveri Sottili: invisibili, come i bacilli della Peste Nera.

Serve una rivoluzione virtuosa, globale, rispettosa del Creato, per uno sviluppo finalmente sostenibile.

Bisogna correre, dunque, prima che sia troppo tardi: la temperatura terrestre sale, siamo in presenza di eventi atmosferici sempre più estremi.

Serve fare confusione, mettere insieme tre concetti completamente diversi: una cosa è il cambiamento climatico, un'altra è l'inquinamento, e ancora diverso è il concetto di sostenibilità.

Il cambiamento climatico è connaturato alla stessa natura della Terra. Basta vedere di quanti chilometri il mare si è ritirato dai tempi di Giulio Cesare, visto che Ostia Antica era il porto di Roma ed ora il Lido si trova a mezz'ora di automobile. Per Ravenna è lo stesso. Andando più lontano, basta pensare alle sterminate foreste preistoriche che ricoprivano il deserto libico e l'intera Arabia, e che hanno dato vita a giacimenti immensi di petrolio e di gas. Per non parlare del carbone del nord Europa, anch'esso derivato dai vegetali che si sono trasformati in roccia nel corso di processi durati milioni di anni. Le glaciazioni si sono sempre alternate a fasi di riscaldamento.

Cosa ben diversa è l'inquinamento delle acque, della terra e dell'aria. I processi produttivi e gli stessi comportamenti della vita quotidiana di ciascuno di noi possono generare inquinamento oppure rispettare gli equilibri naturali: se buttiamo milioni di tonnellate di plastica a mare, trasformandolo in una fogna, non è colpa della plastica in sé, ma dell'uso e dell'abuso che ne facciamo. Anche il concetto di biodegradabile è infido, perché non sappiamo che cosa succede con la catena alimentare. Il riuso, il riutilizzo sono obiettivi da perseguire senza tentennamenti, ma c'entrano poco o niente con i cambiamenti climatici, con la riduzione delle emissioni di CO2 e con la decarbonizzazione dell'economia. Il ferro, l'alluminio, il vetro tornano a nuova vita in una economia circolare. Alcuni tipi di plastica pure possono essere riutilizzati: sta a noi scegliere che cosa produrre.
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