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Sabato 7 Dicembre 2019, ore 08.12
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Le agenzie di rating nel gioco della finanza tossica

"Chi controllerà i nostri controllori?" chiedeva Giovenale nelle "Satire", domanda da porsi anche in merito alle mitologiche agenzie di rating

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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I rating sono periodicamente pubblicati da agenzie specializzate partecipate a loro volta da grandi multinazionali e qui comincia la filiera degli interessi sia speculativi che di indebolimento di assetti di società funzionali a detenerne una posizione di orientamento geopolitico. La principale criticità del modello è la posizione monopolistica delle agenzie costruite sulla cultura Usa del mercato, asimmetrica a quella europea basata sul welfare, un'agenzia europea sarebbe indispensabile per equilibrare le possibile forme di ricatto già evidenziate nell'attacco all'Europa scatenato nel febbraio del 2010, noi ci siamo caduti nel settembre del 2011.

Moody'sUna prima tipologia di potenziale conflitto di interesse riguarda i soggetti che pubblicano i rating e nel contempo svolgono attività di banca di investimenti, le banche d'affari. Il rating potrebbe essere strumentalizzato nell'interesse della banca ovvero dei clienti per attività speculative in Borsa, o per l'acquisizione di asset a prezzi di realizzo. Un declassamento del rating di aziende o soggetti pubblici particolarmente indebitati, ha la conseguenza a breve termine di provocare un rialzo degli interessi applicati ai prestiti in corso, e quindi un aumento degli oneri finanziari. Il debitore potrebbe cedere aziende pubbliche, come abbiamo fatto, beni immobili e mobili di sua proprietà a prezzi di realizzo, per evitare un peggioramento del rating.

L'evidenza della mancanza di trasparenza e delle relazioni tossiche e monopolistiche tra agenzie di rating, banche d'affari, fondi d'investimento e grandi gruppi internazionali si vede dalle quote di mercato delle stesse agenzie e di alcuni dei loro azionisti che specie per Moody's e Standard & Poor's si ripetono con un potenziale conflitto di interessi:

  • Moody's ha il 39% della quota di mercato e tra gli azionisti troviamo Warren Buffet (azionista anche di Goldman Sachs), Capital World Investment con il 12,60%, Value Act Capital, Vanguard, State Street, Blackrock a sua volta partecipata anche da Merryl Linch ed altri;
  • Standard & Poor's ha il 40% del mercato ed a sua volta come azionisti ha Mc GrawHill, Capital World Investment, State Street Corporation, Blackrock, Vanguard Group (tutte presenti in Moody's), Fidelity Investment...
  • Fitch ha il 16% ed ha come azionisti il gruppo francese Firmalac e l'editore Hearst...

Nella sostanza le prime due hanno di fatto l'80% del mercato con incroci dell'azionariato che non rispondono in modo chiaro ai problemi derivanti dai conflitti di interesse essendo gli azionisti stessi a loro volta partecipati sia da banche d'affari che da fondi di investimento.

E' di conseguenza comprensibile come il responsabile della compagna presidenziale di Clinton nei primi cento giorni della presidenza, James Carville, dichiarasse: "...se esistesse la reincarnazione avevo sempre desiderato di rinascere presidente degli Usa, un papa… ma oggi vorrei rinascere come mercato obbligazionario così potrei intimidire chiunque". Il potere del mercato obbligazionario, come vediamo oggi, sta nel fatto di potere sanzionare un governo facendo aumentare il costo del suo indebitamento. Si viene a determinare così un effetto domino, infatti l'aumento del costo del debito aumenta sia il debito che il deficit e gli investitori alzano la guardia vendendo i titoli di quel debito facendo diminuire i prezzi e facendo alzare gli interessi.

Avanti al declassamento di un titolo la comunità finanziaria raramente non reagisce con un deprezzamento, privilegiando le decisioni degli analisti rispetto alle ragioni portate dall'emittente. In questo senso, si è parlato di "dittatura degli analisti" - macrousura -, per il potere di condizionare la Borsa, riconosciuto loro dal mercato che in parte non tiene conto dei conflitti d'interesse talora esistenti. Un declassamento o una sovrastima del rating aprono (a chi ha le giuste informazioni) occasioni di guadagno speculativo.
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