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Martedì 12 Dicembre 2017, ore 03.48
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UE, Stati, BCE: una "governance" fallimentare

L'Unione Europea rischia di essere un sogno pieno di speranze che finisce in un tragico risveglio

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.

L'Unione Europea rischia di essere un sogno pieno di speranze che finisce in un tragico risveglio a causa della cronica incapacità della sua classe dirigente di capire la storia e la necessità di pensare ad un sistema di governance in grado di unire e di acquisire una sua propria autonomia culturale, derivante da una secolare storia, senza subire passivamente una colonizzazione culturale che la ossifica. Sempre in ballo tra interessi particolari e dominanze esterne, l'UE si sta giocando per l'inettitudine della sua burocrazia e dei suoi politici un destino che potrebbe ancora essere una speranza di unione globale da esportare verso un modello globale di "governance".

L'Europa è stata la culla e la storia della civiltà occidentale fino a quando, dopo due guerre fratricide, ha lasciato il bastone di comando agli Stati Uniti la cui guida è stata determinante nel segnare il suo destino e la sua dipendenza da un modello culturale basato sul mercato asimmetrico alla sua storia fondata sul welfare che la imprigionano in una sudditanza suicida.

EuroIl fallimento di un percorso che poteva essere di successo per tutti rischia di diventare un incubo da cui tutti vogliono dividersi; la causa prima è la totale inadeguatezza del suo sistema di governance che rende totalmente asimmetrici gli equilibri fra la UE, gli Stati membri e il suo sistema di governo monetario ed economico. L'unione è stata di fatto un'unione monetaria più che una aggregazione di paesi diversi e rispettosi delle loro diversità che ne fanno una forza potenziale e non una cronica debolezza; l'unione monetaria ha anteposto la moneta ai sistemi sociali che sono diventati un melting pot a seguito. L'imposizione dell'unione sulla moneta e non la condivisione del bene comune come cita il suo atto costitutivo ed il suo "inno alla gioia" di Beethoven è il frutto velenoso della cultura monetaria alla base di una crisi storica che per una sorta di nemesi ha messo sul lastrico proprio gli Stati Uniti che ne sono stata la culla mortale prima di essere, come una pandemia, portata in tutto il mondo.

L'avvio della moneta unica nel 2001 è avvenuto a ridosso della totale deregolamentazione finanziaria voluta da Greenspan nel 1999, sotto il governo Clinton, dopo che negli anni precedenti l'Accademia delle Scienze aveva contribuito ad inondare di premi Nobel una finanza priva di fondamenti scientifici, ma rivestita di verità sacrale. La totale deregolamentazione dei derivati, della finanza speculativa, della cancellazione della Glass Steagall Act che separava le banche d'affari da quelle commerciali e di tutto l'armamentario tossico di una finanza locusta ha cominciato ad erodere le barriere difensive dell'Unione Europea prima ancora che venisse fondata e da allora siamo stati succubi di una non verità usata allo scopo di scardinare i sistemi sociali per renderli dipendenti da una convivenza monetaria imposta da interessi superiori, ma non di una convivenza sociale e culturale.

Richard NixonLa carta moneta slegata dalla sua convertibilità in beni reali come l'oro, a cui si deve tornare, è stata la risposta degli Usa con Nixon alla loro impossibilità nel mantenere un rapporto di quantità di moneta stampata con una quantità di un bene reale come l'oro che la manteneva legata al mondo reale finito per diventare un sistema infinito totalmente slegato dalla realtà. I valori dei beni reali finiti e delle monete vengono fittiziamente determinati da infinite scommesse - derivati, futures... - senza alcun sottostante. In questo modo abbiamo finito per metterci alla catena invisibile di una finanza che, con interessi e padroni lontani dal nostro mondo e dai nostri bisogni, ha cancellato nei fatti la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

La moneta senza limiti diventa una trappola da cui non sappiamo uscire, a partire dalla politica e dal conseguente ruolo della BCE che, assumendosi pesanti responsabilità, ragiona solo in termini monetari in modo suddito di una cultura finanziaria della liquidità senza porre limiti alla finanza tossica che di quella liquidità ne fa un habitat naturale. Abbiamo subito la campagna di guerra partita dalla Grecia senza capire che se la roulette – mercati finanziari - è truccata bisogna guardare non i suoi fondamentali, ma la volontà e gli interessi del croupier - gli operatori finanziari- che decidono chi perde e chi vince.

Ora come i polli di Renzo siamo a litigare alla periferia dell'impero senza capire che finché non si chiederà alla politica e alla BCE di bloccare i derivati speculativi, le libertà delle banche d'affari, di fare un'agenzia di rating europea saremo sempre ostaggio della garrota della finanza e di fatto le mancate misure di corretta regolamentazione giustificano ancora le operazioni di finanza speculativa che generano povertà e i crediti deteriorati negli attivi delle aziende di credito. Noi abbiamo fatto di tutto per metterci nei guai, ma come spesso succede quando i sogni svaniscono si cede alla tentazione di cercare mostri selvaggi e capri espiatori che portino il peso della nostra incapacità.
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