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Martedì 23 Ottobre 2018, ore 14.17
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Il piano Marshall

Perché l'America continua a fare meglio dell'Europa

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Come mai ricordiamo il Piano Marshall del 1948-53 molto meglio del Piano Unrra del 1946-47? Non furono forse praticamente uguali in rapporto al Pil europeo? Non furono forse entrambi pensati per offrire sollievo e speranza a un continente distrutto dalla guerra e sconvolto dalle ondate migratorie del dopoguerra?

Se l'azione dell'Unrra, l'agenzia delle Nazioni Unite quasi totalmente finanziata dagli Stati Uniti, ebbe un impatto molto più limitato fu per due ragioni. La prima fu la sua natura puramente assistenziale. La seconda fu la sua mancanza di orizzonte temporale (i fondi venivano rinnovati ogni trimestre e ogni volta poteva essere l'ultima).

Quando il Dipartimento di Stato, su impulso di Truman, avviò lo studio del Piano Marshall, fu subito chiaro che l'aiuto all'Europa avrebbe dovuto avere un orizzonte lungo predefinito fin dalla partenza, in modo da dare un quadro di riferimento certo a tutti i protagonisti politici e sociali europei. Fu anche evidente la necessità di disegnare il piano con una strategia precisa. Si trattava di sfruttare il solido quadro monetario disegnato in precedenza a Bretton Woods per incentivare gli investimenti, rilanciare il commercio internazionale (che allora non era una petizione di principio ideologica, ma il dato di fatto che l'Europa non aveva più un dollaro per importare beni d'investimento e aveva appena perso metà del continente come mercato di sbocco per i suoi prodotti) e promuovere la stabilizzazione politica e sociale, incluso il rilancio dei sindacati bianchi, che fu parte importante del piano.
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