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Lunedì 22 Ottobre 2018, ore 09.54
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L'ultima bolla

Dopo la prossima recessione molte cose cambieranno

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Dieci anni dopo la Grande Recessione del 2008-2009 l'economia globale va bene e nella regione guida, gli Stati Uniti, va benissimo. Tutti crescono, l'inflazione è al giusto livello, le banche sono ricapitalizzate, non ci sono da tempo fallimenti sovrani, bancari o corporate di rilievo sistemico e un certo numero di borse sono ai massimi storici.

Di fronte a questi indubbi successi nella gestione del ciclo economico registriamo due insuccessi. Il primo è sul fronte degli squilibri strutturali, che non si sono ridotti e si sono in certi casi aggravati. Parliamo di squilibri demografici (sui quali nel breve si può fare poco), di squilibri cronici delle partite correnti generati da mercantilismo e che creano protezionismo, di stock di debito ai massimi storici in relazione al Pil globale.

Il secondo insuccesso, che tocca direttamente le classi dirigenti, è la loro perdita di consenso, e quindi di controllo. Le crisi dei vent'anni precedenti il 2008 erano state attenuate dalla globalizzazione, quella del 2008 è stata esasperata dalla globalizzazione. Ne sono derivate in Occidente una radicalizzazione dello scontro politico che mette in discussione assetti e principi che sembravano intoccabili e in Cina una svolta autoritaria sempre più soffocante.

È proprio questo secondo insuccesso che induce a elaborare una risposta diversa alla prossima recessione. La risposta monetaria, che ha caratterizzato l'uscita da tutte le crisi degli ultimi quarant'anni, avrà ancora un ruolo, ma avrà modalità diverse e si salderà, finanziandola, con la risposta fiscale. Come vedremo, le conseguenze per gli asset finanziari, azioni e obbligazioni, saranno rilevanti e non necessariamente entusiasmanti.

Prima di procedere verso il futuro ritorniamo al 21 novembre 2002, quando Bernanke, davanti al National Economists Club di Washington, pronuncia il suo discorso seminale e visionario intitolato Deflation, Making Sure It Doesn't Happen Here. Si tratta in sostanza di un elenco appassionato e impressionante delle armi non convenzionali che una banca centrale sicura di sé ha a disposizione una volta esaurita quella convenzionale dei tassi (che allora si pensava comunemente non potessero scendere sotto zero).

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