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Venerdì 20 Settembre 2019, ore 03.01
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Brexit rinviata: ma per la UE sarà un Viet-nam

Per punire la Gran Bretagna, ora Bruxelles è nei guai

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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L'imbarazzante cappotto che il Consiglio europeo ha fatto indossare alla Premier britannica Theresa May nonostante la primavera avanzata, nasconde pericoli enormi sul piano della stabilità politica ed istituzionale della Unione europea e delle sue relazioni con gli Usa.

Mentre il tanto sbandierato asse franco-tedesco è già andato in frantumi, la durezza della posizione negoziale della Commissione verso la Gran Bretagna è tracimata in peggio: anziché provocare solo l'auspicato spappolamento del sistema politico inglese, porta alla radicalizzazione del confronto elettorale tra euro-scettici ed unionisti nella competizione per il rinnovo del Parlamento europeo ed alla presa in ostaggio da parte del Regno Unito delle istituzioni europee. Con le elezioni previste tra il 23 ed il 26 di maggio e la prossima Commissione che si insedierà il prossimo 1° novembre, se la Gran Bretagna non esce, sarà un disastro.

L'ultima mazzata è arrivata dagli Usa, a tempo scaduto, con un rigore calciato a porta vuota da un giocatore imprevisto, il Presidente americano Donald Trump: la guerra commerciale contro l'Unione, che ha dimostrato tanta durezza nelle trattative sulla Brexit, sarà altrettanto cruenta.

La strategia volta a rendere quanto più dure possibili le condizioni di recesso della Gran Bretagna dall'Unione ha indotto Westminster a rifiutarle per ben tre volte, con la conseguenza di una sempre più probabile partecipazione della Gran Bretagna, per l'intanto, alle prossime elezioni europee: rischia di portare a Strasburgo una ancora più ampia pattuglia di euroscettici, rendendo vieppiù ingovernabile il prossimo parlamento europeo. Invece di ridurre l'area della protesta, la amplifica polarizzando il confronto. Non solo: se la Gran Bretagna non dovesse uscire dall'Unione neppure entro il prossimo 31 ottobre, la nuova data a cui la Brexit è stata ora differita, questa avrebbe il diritto di partecipare anche alla composizione della nuova Commissione, con conseguenze politiche inimmaginabili.

Il Presidente americano Donald Trump, da par suo, è entrato in partita a tempo scaduto: non solo ha stigmatizzato la ruvidità con cui la Unione europea ha strattonato la Gran Bretagna nella trattativa sulla Brexit, ma ha già iniziato a tambureggiare; i dazi appena imposti sugli 11 miliardi di dollari di merci europee non sono che l'assaggio di una offensiva che si farà sempre più pesante.

Per l'attivo strutturale del commercio tedesco nei confronti di Gran Bretagna ed Usa, appaiato attorno ai 50 miliardi di euro annui ciascuno, si preannunciano tempi duri. La Brexit, industrialmente parlando, per il sistema produttivo inglese è un affarone: la sola svalutazione della sterlina sull'euro basta ed avanza per compensare la competitività delle produzioni europee.

Occorre riassumere, a questo punto, quanto è accaduto finora, rammentando soprattutto gli infortuni politici che hanno influito sugli eventi: serve per capire come le scadenze interne dell'Unione si sono andate intrecciando in modo inestricabile con quelle della Brexit.
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