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Lunedì 23 Settembre 2019, ore 06.49
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Un governo di larghe intese (promesse) e poche speranze

Riflessioni sulla relazione del governatore della Banca d'Italia.

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Ha detto il governatore della Banca d'Italia, Visco: "La recessione sta segnando profondamente il potenziale produttivo, rischia di ripercuotersi sulla coesione sociale. Il prodotto interno lordo del 2012 è stato inferiore del 7 per cento a quello del 2007, il reddito disponibile delle famiglie di oltre il 9%, la produzione industriale di un quarto. Le ore lavorate sono state il 5,5 per cento in meno, la riduzione del numero di persone occupate superiore al mezzo milione. Il tasso di disoccupazione, pressoché raddoppiato rispetto al 2007 e pari all'11,5 per cento lo scorso marzo, si è avvicinato al 40 tra i più giovani, ha superato questa percentuale per quelli residenti nel Mezzogiorno."

Lo stesso giorno l'Istat aggiorna i dati sulla disoccupazione (12,8%) e l'OCSE aveva corretto al ribasso le previsioni sulla crescita (da -1,5 a -1,8% nel 2013). Tutto è rinviato al 2014. Forse per questo il governatore si è rifugiato in un discorso tecnico sulla politica monetaria della BCE e sulle banche. Quello che non dice è quello che molti sanno: la Banca d'Italia fa parte del Board della BCE e quindi contribuisce a determinare le decisioni di politica monetaria della BCE all'interno della quale appare sempre più chiaro il ruolo egemonico della Bundesbank, a sua volta, sotto il tallone del governo tedesco. La Banca d'Italia non può fare politica monetaria se non in esecuzione delle decisioni della BCE.

Con ciò non voglio dire che le decisioni della BCE siano tutte sbagliate, ma se prendiamo le due LTRO messe in atto dalla BCE si vede che, nel caso italiano, la liquidità messa a disposizione dalla BCE è servita solo rifinanziare le banche con dette operazioni invece che con l'emissione di obbligazioni. Senza queste operazioni probabilmente le banche avrebbero dovuto restringere il credito alle imprese e alle famiglie molto di più di quanto hanno fatto.

Ma resta il fatto che i sistemi bancari dei diversi paesi membri sono segmentati, non formano un vero mercato comune e perciò è possibile che essi pratichino diversi tassi di interesse soprattutto in ragione del diverso rischio paese. La Banca d'Italia è solo la longa manus della BCE in Italia ed il ruolo della BCE è sempre più in discussione come provano le dimostrazioni contro di essa venerdì 31 maggio. Come è discutibile che il Presidente della BCE possa essere chiamato a discutere della bontà di alcuni aspetti della sua politica monetaria davanti alla Corte costituzionale di un Paese membro. Come autorità amministrativa indipendente è appropriato che lo faccia - come lo fa - davanti alle competenti commissioni del Parlamento europeo, ma che debba farlo davanti alla Corte costituzionale di Karlsruhe è del tutto fuori luogo.

La vera anomalia istituzionale è che, in un modo o nell'altro, la BCE decide non solo in materia di politica monetaria, ma determina tutta la politica economica e finanziaria dei vari paesi membri. Si presta a fare da paravento ai governi dei paesi membri che a Bruxelles decidono di assumere certe decisioni poi, a livello interno, ne prendono le distanze o assumono di avere le mani legate.

Tornando a noi, il sistema bancario italiano non è mai stato particolarmente efficiente. In qualche caso le banche del Sud praticano l'usura quando non sono colluse con finanziarie infiltrate dalla mafia. Al di là della buona immagine di cui gode in Italia, non si può dire che a livello comparato la Banca d'Italia sia stata particolarmente efficiente nell'esercitare la sua funzione di vigilanza. Ma il mantra recente è che grazie alla sua arretratezza, grazie alla sua inefficienza, grazie al fatto che i nostri banchieri non parlano fluent english, essi non hanno esagerato nell'uso disinvolto dei derivati. Tutt'al più hanno costituito qualche banda del 5%.
Ma lo storico bilanciamento tra stabilità del sistema ed efficienza perseguito da sempre dalla Banca d'Italia ha prodotto un sistema bancario che non è propulsore di efficienza e crescita del sistema Italia. Né il dibattito sull'unificazione della vigilanza bancaria a livello europeo sembra fare significativi passi in avanti per le resistenze opposte da diversi paesi membri. Di questo il governatore Visco non ha parlato chiaro e forte.

A fronte dei limiti raggiunti dall'azione della BCE, Visco ci dice che: "La politica monetaria è in grado di garantire la stabilità solo se i fondamentali economici e l'architettura istituzionale dell'area sono con essa coerenti". Come dire, nessuna autocritica sulla bontà delle ricette che da alcuni anni la BCE insieme al FMI e alla Commissione europea ci hanno somministrato senza esitazioni o dubbi di sorta.

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