Domenica 12 Luglio 2020, ore 15.15
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Controcorrente

Emergenti, comprare in saldo il meglio di quello che viene buttato.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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La corsa alla liquidazione degli emergenti non è, naturalmente, completamente insensata. Quella che è insensata è la mancanza di selettività, favorita dalla strumentazione che l’industria finanziaria si è data in questi anni, fatta di Etf e di fondi di settore che a loro volta riflettono più o meno bene un paniere, ovvero la lista compilata una volta per sempre da qualche agenzia esterna.

In questo cesto, sia chiaro, alcuni frutti si stanno effettivamente deteriorando, ma non in quanto emergenti bensì, semplicemente, perché hanno seguito in questi anni politiche sbagliate. Pelle bianca o pelle nera, sviluppati o emergenti, chi fa politiche sbagliate va venduto, ma chi le fa giuste va comprato.

Wroclaw. La mostra fotografica dedicata ai nuovi immigrati italiani.I paesi emergenti da evitare sono quelli che hanno seguito con troppo entusiasmo le politiche sbagliate che molti paesi sviluppati hanno seguito fino a prima della crisi, ovvero il comprare crescita a credito senza darsi un limite.

Crescere troppo velocemente a credito (e non conta molto che il debito sia privato o pubblico) si traduce dopo qualche anno in una crisi bancaria se il credito è stato erogato dall’interno (come in Cina) o in una crisi di bilancia dei pagamenti se il credito è arrivato da fuori (Turchia, Brasile, India, Indonesia). I paesi del primo tipo hanno il privilegio di potere scegliere il momento in cui proclamare la crisi, gli altri sono alla mercé degli investitori internazionali, a loro volta teleguidati dalla politica monetaria della Fed.

Chi è investito direttamente in paesi emergenti (e non) con un disavanzo significativo delle partite correnti o ha prodotti finanziari che contengono in prevalenza di questi paesi farà bene a non mettere altri soldi, ma non è detto che vada per forza incontro ad anni di perdite. Tutto dipenderà dalle politiche che questi paesi seguiranno da qui in avanti. I paesi che dovessero scegliere di difendere il cambio spendendo le loro riserve valutarie saranno i più pericolosi. Quelli che lasceranno scivolare il cambio fino alla sottovalutazione provocheranno una perdita iniziale agli investitori stranieri, ma costruiranno le condizioni per un rialzo azionario (accompagnato da un recupero del cambio) in un secondo tempo.

Quasi per definizione, i paesi con ampi disavanzi correnti sono quelli in cui i capitali esteri sono arrivati massicciamente negli anni scorsi e stanno andandosene adesso. I paesi che sono invece restati in equilibrio o sono addirittura in surplus non meritano assolutamente di essere accomunati agli altri nelle vendite, a meno che non abbiano problemi specifici di altra natura.

(Nella foto: Wroclaw. La mostra fotografica dedicata ai nuovi immigrati italiani.)
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