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Lunedì 22 Gennaio 2018, ore 07.25
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Note sul Rapporto Svimez 2017 sull'economia del Mezzogiorno

Il Sud aggancia la ripresa con una crescita del PIL dell'1,3% rispetto all'1,6% del Centro Nord, ma la ripresa è congiunturale e non strutturale

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Il Sud aggancia la ripresa con una crescita del PIL dell'1,3% rispetto all'1,6% del Centro Nord. La ripresa è congiunturale e non strutturale. Anche se la Svimez prevede per il 2018 un significativo aumento delle esportazioni e degli investimenti. La ripresa strutturale presuppone una consistente ripresa degli investimenti pubblici e privati e il rafforzamento del capitale umano e sociale con l'inserimento nel sistema produttivo di lavoratori più giovani e più qualificati. Cosa che diventa sempre meno probabile se la politica economica del governo non riesce a ridurre la disoccupazione e, quindi, frenare l'emigrazione verso altre aree del paese e dell'Europa. E non aiutano certo misure pur necessarie di riduzione anche selettiva della spesa e dei dipendenti pubblici. Questi ultimi sono stati ridotti per 17.954 unità nel Centro-Nord e di 21.500 unità nel Mezzogiorno ed una divaricazione crescente anche nella spesa pubblica consolidata.

Cito direttamente dell'Introduzione al Rapporto: "Per quanto concerne il confronto territoriale tra i livelli di spesa della Pubblica Amministrazione, il divario del Mezzogiorno non solo resta elevato ma è cresciuto negli anni della crisi dell'8,8%, essendo passato da 2.174,3 euro per abitante nel 2007 a 2.378,8 euro per abitante nel 2015 [...] Anche escludendo la spesa previdenziale, che di per sé produce una accentuazione del divario suddetto, l'ammontare della spesa pubblica complessiva consolidata, intesa come spesa di Amministrazioni centrali e territoriali, si presenta significativamente più basso nel Mezzogiorno: 6.573 euro per abitante nel 2015 contro i 7.327,7 euro del Centro-Nord. Per effetto delle variazioni di segno opposto registrate tra il 2007 ed il 2015 (–5,4% per il Mezzogiorno; +1,4% per il Centro-Nord), la spesa pro capite della P.A. (al netto di quella previdenziale) nell'area meridionale ha rappresentato nel 2015 l'89,7% del livello del Centro-Nord, a fronte del 96,2% registrato nel 2007. Non hanno quindi consistenza le affermazioni, anche di fonte autorevole, che accreditano il Mezzogiorno di un volume di spesa pubblica più elevato ed attribuiscono il problema della mancata crescita del Paese ad un «assistenzialismo secolare», capace di generare solo sprechi ed inefficienze".

Le retribuzioni al Sud restano basse per via della produttività più bassa. Anche il tasso di attività è più basso che al Centro-Nord. La Svimez cita il FMI il quale vede nel circolo vizioso bassi salari, bassa produttività, bassa competitività la causa del basso livello degli investimenti e quindi la riduzione del benessere sociale. Molti dati raccolti nel Rapporto evidenziano una certa resilienza dell'economia meridionale, ma pesano molto le regole europee del Patto di stabilità e crescita che hanno creato un altro circolo vizioso – non meno grave del primo - per cui la bassa produttività e la bassa crescita determinano un output più basso e, quindi, un minore bisogno di allentare il perseguimento dell'obiettivo a medio termine del pareggio di bilancio strutturale, alias, poca flessibilità.
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