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Martedì 21 Agosto 2018, ore 18.06
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Un MEF europeo senza poteri di borsa e/o di veto

La Commissione europea ha presentato sette proposte che affrontano diversi problemi sul tavolo dell'Unione

Vincenzo Russo
Vincenzo Russo
Ordinario di Scienza delle Finanze presso l'Università La Sapienza, Roma. Autore del blog enzorusso2020
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Mercoledì 6 dicembre 2017, la Commissione europea (CE) ha presentato sette proposte che affrontano diversi problemi sul tavolo dell'Unione e che probabilmente saranno oggetto di un primo esame del prossimo Consiglio europeo. Non ho ancora capito se la Commissione si è mossa di propria iniziativa o d'intesa con qualche membro influente del Consiglio europeo.

Le proposte riguardano il Fiscal Compact, il meccanismo salva-Stati (ESM) da trasformare in Fondo monetario europeo FME; gli incentivi per le riforme strutturali; il coordinamento dei fondi strutturali, la politica regionale e consimili; nuovi strumenti di bilancio; e l'istituzione di un c.d. ministro europeo dell'economia e delle finanze; un annesso articolato di statuto che riguarda il FME.

Essendomi già occupato della proposta del MEF europeo, dedico questa nota all'analisi di questo documento che presenta qualche elemento di novità rispetto a precedenti posizioni della stessa Commissione Europea.

La proposta del MEFeur viene giustificata con l'idea di rafforzare l'Unione economica e monetaria su cui, come noto, la Commissione EuropeaCommissione Europeaaveva presentato un c.d. Documento di riflessione. Vuole perseguire anche una maggiore trasparenza del processo decisionale non di rado poco decifrabile da parte dei non addetti ai lavori. Secondo me, gioca sull'equivoco della persistente ambiguità circa le competenze nazionali in materia di politiche fiscali – formalmente decentrate ma sostanzialmente centralizzate.

In altre parole, la Commissione EuropeaCommissione Europeafa finta che fin qui non ci sia stata una forte centralizzazione anche in questa materia con il c.d. semestre europeo, il novellato patto di stabilità e crescita (PSC) reg. 1175/2011 e annessi regolamenti e direttive, con l'accertamento della c.d. fiscal stance, ossia, la misurazione del segno più o meno espansivo e/o restrittivo della politica fiscale che, tutti insieme, hanno imposto e continuano a imporre le politiche di austerità e l'abbassamento del deficit verso il pareggio di bilancio strutturale di medio termine che attraverso il Fiscal Compact è stato modificato e/o iscritto ex novo nelle Costituzioni dei Paesi Membri che non lo prevedevano.

Come ho scritto precedentemente la scelta del MEFeur era stata proposta dalla Commissione EuropeaCommissione Europeacome alternativa a quella del FME che doveva acquisire le risorse del Fondo salva Stati e in più la sorveglianza sui bilanci pubblici dei Paesi Membri attualmente di competenza della stessa CE. Questa ora ripiega su una proposta di compromesso che cerca di conciliare a parole le due idee cercando di ritagliare un ruolo per il MEFeur che diventerebbe diventare Vice-presidente della Commissione EuropeaCommissione Europeae, allo stesso tempo, presidente dell'Eurogruppo che mette insieme i MEF dei Paesi dell'eurozona (Paesi MembriEZ).
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