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Domenica 19 Agosto 2018, ore 10.02
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Das auto, die bank

Europa, borse piatte da tre anni

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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I tempi cambiano. Fino a qualche anno fa era la California, con i suoi standard sempre più stringenti sulle emissioni, a dettare i tempi dell'evoluzione tecnologica del settore auto americano. E dettandoli all'America li dettava al mondo. Intere carriere politiche sono state costruite a Sacramento sulle normative ambientali. Non più.

Oggi è la Cina a dettare il passo al mondo. Importatore di petrolio, la Cina ha negli ultimi anni dato un forte impulso al nucleare e alle rinnovabili e ha ora abbondanza di elettricità. Buttandosi massicciamente sull'auto elettrica e imponendo ritmi velocissimi per la transizione, la Cina conta di diventare leader mondiale non solo del settore (lo è già, producendo da sola quanto America e Europa insieme), ma dell'innovazione del settore. E per inciso offre una conferma della tesi per cui è lo sviluppo, e non la decrescita, a favorire le condizioni per la difesa dell'ambiente.

Geely Auto, il gruppo cinese che è entrato a gamba tesa nel cuore dell'industria tedesca comprandosi un decimo di Daimler, produrrà solo elettrico a partire dal 2020. Great Wall Motors si prepara a un'alleanza sull'elettrico con Bmw. Il lusso, nell'auto, è il solo settore in cui i cinesi hanno ancora da imparare qualcosa, da qui l'interesse per l'auto tedesca.

L'auto elettrica è cosa nota. Meno noto è il fatto che già a partire dal 2025 saranno in produzione auto elettriche capaci di durare un milione e mezzo di chilometri e anche di più. Il mercato si sposterà sempre di più sui ricambi, sulle batterie e sui motori a trazione, oggi prodotti prevalentemente in Giappone (che, di suo, sta puntando molto sull'idrogeno). Scocche e assemblaggio sfumeranno sullo sfondo.
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