Sabato 15 Agosto 2020, ore 12.00
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Das auto, die bank

Europa, borse piatte da tre anni

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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L'auto, come abbiamo visto, non è un settore senza futuro, come si diceva nei tristi anni Settanta. Tutt'altro, di futuri ne ha fin troppi. Il problema è che questi futuri comportano tutti enormi investimenti senza garanzia di successo. È sempre così quando c'è innovazione e non c'è ancora uno standard condiviso. Bisogna buttarsi, spendere, sperimentare e c'è sempre qualcuno che ne esce con le ossa rotte, come la Sony ai tempi del Betamax.

L'industria dell'auto tedesca ha fatto grandi cose. Si è globalizzata e delocalizzata, ha innovato i processi e abbracciato l'automazione, ha intercettato con successo la nuova classe media dei paesi emergenti, ha tratto beneficio dal petrolio a basso prezzo che ha spinto la domanda verso i Suv e le auto di lusso. Questi fattori positivi perdureranno e la Germania difenderà con le unghie e coi denti il suo primato, ma la bufera dell'innovazione sarà lunga e violenta e la pressione sui margini di profitto costante. È comprensibile che i mercati, quando devono applicare un multiplo e un premio per il rischio sul settore, stiano bassi col primo e alti col secondo.

Le borse europee sono fatte di auto, banche e utilities. Le banche sono state risanate, con amorevoli e pazienti cure in Germania e con amputazioni senza anestesia in Italia, ma al prezzo di essere trasformate a loro volta in utilities senza crescita. Il Return on equity non può salire se ogni ripresa degli utili induce il regolatore a esigere un allargamento dell'equity.

Oggi, il primo marzo 2018, l'Euro Stoxx 50 è a 3400. Tre anni fa, il primo marzo 2015, era a 3591. In tre anni di grande ripresa europea e di bull market globale e dopo un anno di effetto Macron siamo riusciti a perdere più del 5 per cento. Negli stessi tre anni l'SP 500 ha guadagnato il 28 per cento.
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