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Mercoledì 12 Dicembre 2018, ore 16.04
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La fata delle aspettative

A volte non funziona, a volte sì.

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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La fede sposta le montagne, dice il Vangelo. La paura mette le ali ai piedi, dice Virgilio. Aspettative e credenze, positive o negative, possono avere una forza travolgente, nel bene e nel male. Possono fare vincere o perdere le guerre, costruire imperi o distruggerli. Possono in ogni caso fare entrare la vita normale in una dimensione diversa, in una sorta di regime di eccezione in cui le regole cambiano completamente.

Tra gli economisti non c'è consenso sul ruolo pratico delle aspettative, sul come misurarle e sulla loro capacità di prevedere il futuro. Per alcuni gli indicatori di sentiment (che misurano soddisfazione e intenzioni degli operatori) anticipano l'andamento del ciclo economico, per altri coincidono con esso e per altri ancora sono addirittura ritardati. È quasi una regola, del resto, che la fiducia di imprese e consumatori sia massima al picco del ciclo economico e minima nel punto più basso di una recessione.

La confusione è ancora più grande quando si passa dalla fotografia più o meno sfocata del reale alla valutazione degli effetti di una policy e diventa massima quando dietro a una policy, come quasi sempre accade, c'è una scelta politica.

Paul Krugman polemizzò con ferocia, tra il 2011 e il 2013, contro i teorici dell'austerità espansiva. Giorno dopo giorno, nei suoi editoriali sul New York Times, satireggiò contro le due versioni politiche della teoria, quella europea vicina alle posizioni tedesche (sintetizzata allora da Alesina e Ardagna) e quella americana dei repubblicani del Congresso, espressa da Paul Ryan. La teoria sosteneva che l'austerità (tagli alla spesa pubblica nella versione americana, aumento delle tasse in quella europea) lungi dal provocare una contrazione dell'economia ne avrebbe al contrario esaltato le potenzialità grazie alle aspettative positive sul futuro che avrebbe suscitato tra gli operatori. Confortati dalla prospettiva di un minore debito pubblico nell'orizzonte di lungo periodo, i consumatori avrebbero infatti speso di più e le imprese avrebbero investito di più.
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