Giovedì 13 Agosto 2020, ore 18.52
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Prudenza e pazienza

Tardi per vendere, ancora presto per comprare

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Si sa che i virus subiscono, più velocemente degli altri viventi, mutazioni genetiche. Ma anche gli uomini cambiano nelle loro reazioni psicologiche e politiche alle epidemie.

Si può essere storici degli anni Cinquanta e Sessanta, si possono vincere cattedre di storia di quel periodo ignorando tranquillamente tutto sull'epidemia di influenza asiatica del 1957-58 e sulla sua ricomparsa, con mutazioni dello stesso ceppo, nel 1968-69. Al contrario, la pandemia di coronavirus del 2020 sarà sicuramente citata nei libri di storia del 2080, se non altro per il suo impatto sull'economia, sul costume e forse, staremo a vedere, sulla storia degli Stati Uniti e dell'Occidente.

Eppure i morti di asiatica furono, secondo le stime dell'Oms, due milioni (di cui 70mila negli Stati Uniti), contro i meno di 3mila, fino a questo momento, del coronavirus. E un altro milione (di cui 38mila negli Stati Uniti) perse la vita nella ricomparsa del 1968-69. Tutte cifre, si noti bene, da aggiungere alle vittime dell'influenza ordinaria, abbastanza costanti negli anni.

Le due ondate partirono dal sud della Cina, dalle regioni tuttora povere al confine con la Birmania, si allargarono a Hong Kong e Singapore, città aperte, e da qui si diffusero per il mondo. Il ciclo completo della pandemia durò quasi un anno, la fase acuta, in Europa e in America, fu in estate/autunno nel 1957 e tra gennaio e febbraio nel 1969. Curiosamente, al contrario di oggi, furono gli ultrasettantenni a salvarsi. Li aiutò la memoria immunologica della spagnola del 1918-19, quella che aveva coperto ogni centimetro quadrato del pianeta facendo dai 50 ai 100 milioni di morti.

La borsa di New York non dette particolare peso alle due pandemie, che coincisero, nella loro fase americana, con una discesa del 10 per cento del Dow Jones nel primo caso e del 5 nel secondo. Nessuno attribuì i cali di borsa alle pandemie. Nel 1957 stava infatti iniziando una recessione, provocata da una stretta della Fed nei due anni precedenti. Nel gennaio-febbraio 1969 il mercato si trovò a fare i conti con una Fed che aveva appena iniziato una virata restrittiva per arginare l'inflazione che stava cominciando ad apparire preoccupante.
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