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Lunedì 23 Ottobre 2017, ore 12.04
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Saranno Golden Brics?

Mentre impazzano le criptovalute, c’è chi torna all’oro

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa

C'è un nuovo mosaico che si va componendo: tutto gira da una parte attorno alle forniture energetiche della Russia ed agli acquisti che ne fa la Cina, e dall'altra alla regolazione di questi rapporti in yuan invece che in dollari, con futures garantiti dall'oro.

E' di queste ultime ore la notizia che si è fatto più stretto il legame tra russi e cinesi: la China Energy Corporation ha acquisito da un consorzio di Glencore e dal Qatar Investment Authority il 14,16% di Rosneft, il colosso russo dell'energia. E' un'operazione pari a 9,1 miliardi di dollari che rafforza ulteriormente il partenariato energetico tra Mosca e Pechino.

Negli ultimi anni, la Cina ha rafforzato i rapporti commerciali con la Russia. In particolare, quando hanno concordato la fornitura energetica per il valore equivalente di 400 miliardi di dollari, la Cina ha voluto che anche il pagamento del gasdotto venisse effettuato con obbligazioni del tesoro cinese denominate in yuan. Così, mentre la Cina paga l'energia russa in yuan, la Russia usa gli yuan per comprare merci dalla Cina. Il rublo è uscito così dalla morsa della speculazione internazionale, superando la crisi che lo aveva colpito dopo la brusca riduzione dei prezzi internazionali del petrolio. Inoltre, comprando merci all'estero in yuan, rende ancora più liquida internazionalmente questa valuta, avvantaggiando indirettamente l'export cinese che si smarca dal dollaro. Non basta: la Russia ha istituito una filiale della Banca di Russia a Pechino ed utilizza i suoi yuan cinesi per comprare oro sulla Borsa di Shanghai. A questo punto, è come se il commercio del petrolio sino-russo fosse garantito da una sorta di “gold standard”.

La Cina, principale importatore mondiale di prodotti energetici, vuole estendere l'utilizzo della propria moneta, lo yuan, per i questi acquisti, sganciandosi dal dollaro. Sa, però, che i Paesi fornitori potrebbero temere di avere in portafoglio una quantità eccessiva di moneta cinese, ancora poco liquida sui mercati internazionali: per ovviare a questo inconveniente, ai futures per l'acquisto del petrolio da parte cinese, denominati in yuan, si aggiungerebbe una garanzia aurea localizzata a Shanghai.

Nel frattempo, fiutando la scarsa fiducia nelle valute tradizionali testimoniata dal fiorire incontrollato delle criptovalute, la Banca del popolo cinese ne ha vietato la sottoscrizione, definendola “illegale”. La decisione è stata presa in collaborazione con la Commissione per la regolamentazione della Cina, la Commissione per la regolamentazione bancaria cinese e la China Insurance Regulatory Commission. Questa decisione ha valore retroattivo, ed il capitale già raccolto tramite le ICO (Initial Coin Offer) deve essere restituito agli investitori.

Mentre da una parte del mondo si esplorano nuovi sentieri che rendono ancora più fittizia e volatile la ricchezza, dall'altra parte si torna all'oro. Si va dall'iperuranio delle monete virtuali basate sulle blockchain informatiche alla preistoria del tallone aureo.

Il futuro è tutto da scrivere. Saranno Golden Brics?

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