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Domenica 17 Novembre 2019, ore 08.08
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Donald Trump e i suoi Nemici

Cina, partner del G7 e Federal Reserve

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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L'America di Trump si è stancata di fare l'America.

A Biarritz, in Francia, dove si tiene il G7, il Presidente americano è già sbottato alla sua maniera: è un rituale inutile, e lui non ha tempo da perdere.

Siamo alle solite: l'Europa ha una economia in frenata, con la Germania che mostra più di un indicatore di debolezza, e non contribuisce alla crescita globale. Assiste allo scontro strategico, non solo commerciale, tra Usa e Cina, pensando di ritagliarsi un ruolo autonomo: la prospettiva di creare un Esercito europeo, su cui puntano Francia e Germania soprattutto per non dipendere più dalla industria militare angloamericana, è un segnale chiaro. La distanza tra le due sponde dell'Atlantico cresce a vista d'occhio.

Insomma, per Trump, il G7 non è solo un ferrovecchio: andava bene il G5 come lo aveva immaginato Henry Kissinger a metà del secolo scorso, per coordinare le cinque più grandi economie capitalistiche del pianeta: Usa, Gran Bretagna, Germania, Francia e Giappone. Poi si aggiunsero l'Italia ed il Canada, quando il PIL dell'Italia superò quello britannico. Inserirono il Canada per pareggiare i conti tra l'Anglosfera e l'Europa continentale: tre da una parte (Usa, GB e Canada), tre dall'altra (Francia, Germania ed Italia) ed il Giappone a rappresentare l'Asia.

In un mondo in cui la Cina, insieme a tanti altri Paesi come il Brasile e l'India, è entrata di diritto tra le economie più importanti, si è ormai passati al formato multipolare del G20, che fu sostenuto fortemente dall'Italia quando a L'Aquila ospitò il tradizionale il G7. Già dal giorno dopo, il novero dei Paesi invitati al Vertice fu ampliato. Silvio Berlusconi aveva già fatto lo stesso promuovendo l'invito della Russia di Putin alle riunioni del G7, dopo l'Accordo di Pratica di Mare.
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