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Mercoledì 12 Dicembre 2018, ore 15.01
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Debito pubblico, finanza e macrousura. Emettere BTP parzialmente legati all’oro.

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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Il debito pubblico italiano oggi in discussione per il suo andamento prospettico ha avuto un giudizio di infrazione per deficit eccessivo dalla Commissione Ue che preannuncia un’azione di austerity più legata alla forza politica che ad un razionale buonsenso. Evocare la Grecia come similitudine all’Italia e la minaccia di mercati finanziari governati da una finanza priva di fondamenti scientifici esercitata in forma di"macrousura" sovranazionale sui singoli paesi è un oltraggio all’intelligenza ed al buon senso. La posizione della Commissione rappresenta la difesa ad oltranza di un modello di gestione incapace di decidere se governarsi o farsi governare. Un’unione monetaria che deve sottostare all’uso del dollaro americano e non della sua moneta euro in gran parte delle transazioni internazionali è una palese manifestazione della sudditanza culturale di un modello che ha cancellato i diritti universali dell’uomo scritti nel 1948. La Storia sta cambiando e richiede un’analisi attenta per capire quanto la posizione del debito dipenda da azioni esterne indotte per indebolire il paese in un contesto di completa ridefinizione degli equilibri di potere globali.

Per capire la dinamica di formazione del debito è necessario andare indietro nella storia a partire dall’immediato dopoguerra quando tutto il mondo sembrava irradiare una speranza di sviluppo sociale ed economico. Per dare stabilità ai cambi ed al sistema monetario vennero fissate regole che vincolavano la dipendenza nella stampa della carta moneta da un sottostante come l’oro, il gold exchange standard.

Le misure funzionarono nella ricostruzione post bellica dando luogo alla"golden age" (l’età dell’oro) che sembrava potere riconciliare l’uomo con la sua eterna dannazione di dominio e di avidità sfrenata.

Il debito dell’Italia fino ai primi anni settanta variava in percentuale sul pil tra il 30 ed il 40%, il cambio lira/dollaro era ancorato ad un rapporto di 624-630 lire per dollaro; il sistema basato sull’ancoraggio della moneta ad un sottostante (36 dollari ogni oncia d’oro) dava luogo ad un sistema di cambi fissi. Ma tutto cambia dopo il 1971 perché gli Usa spinti dalla necessità di finanziarsi in modo ampio e senza riserve d’oro per controbilanciare i volumi di carta moneta da stampare sganciarono il dollaro dalla convertibilità in oro gettando il mondo in una tempesta monetaria di cambi oscillanti.

Per non cadere in un’iperinflazione come quella della Germania del 1923 e grazie al potere economico e bellico nel 1973 gli Usa crearono il"petrodollaro" che obbligava tutti paesi ad usare solo quella valuta per l’acquisto di un bene primario come il petrolio facendo diventare di fatto il dollaro la moneta di riferimento globale, almeno per le economie occidentali.

Si creavano le condizioni di svalutazione delle singole monete nazionali come la nostra lira e una conseguente ondata inflattiva. Sempre nel 1973 venne creato a Bruxelles lo Swift, consorzio di banche per regolare le transazioni internazionali di fatto dipendenti dal dollaro. Gli Usa con quelle mosse obbligarono i paesi all’uso della loro moneta creando una domanda crescente della loro valuta; gli altri paesi diventavano prestatori di denaro importando un’ondata inflattiva senza pari. Da quel momento il nostro debito comincia ad avere una dinamica di crescita indotta dall’egemonia del dollaro e come paese di trasformazione dipendiamo dagli altri paesi per le materie prime che dobbiamo pagare in dollari e non più in lire.
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