Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie.
Chiudendo questa notifica dichiari di aver preso visione e di ACCETTARE LA PRIVACY E I COOKIE DI TELEBORSA.

 
Martedì 22 Gennaio 2019, ore 15.40
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Chiaroscuro

Non ci sono solo luci, non ci sono solo ombre

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
1 2 3 »
Uno dopo l'altro, i grandi temi dirompenti che segnano questa difficile seconda metà del 2018 vengono stemperandosi. Non scompaiono, attenzione, e producono effetti innovativi anche profondi, ma senza spingersi, per il momento, alla rottura.

Prendiamo Turchia e Argentina, i temi delle paure di agosto, quando si temeva una escalation pericolosa delle tensioni tra Ankara e Washington, una crisi devastante delle banche locali e un effetto a valanga su quelle europee. Bene, la crisi è stata tamponata in entrambi i casi, il cambio della lira e del peso si è stabilizzato su livelli difendibili, una recessione non devastante (per ora) sta correggendo velocemente la distorsione più evidente delle due economie, lo sbilancio delle partite correnti. La prognosi non è più infausta ma è però ancora riservata. Se la recessione durerà un minuto di troppo, infatti, i peronisti torneranno a governare in Argentina e la Turchia (o i mercati per lei) sceglierà di imboccare di nuovo la strada della svalutazione.

Prendiamo l'Italia. Le paure di settembre e ottobre stanno rientrando rapidamente. Il governo, che sembrava deciso a mettere in discussione le basi degli equilibri europei senza temere di destabilizzarli profondamente, sta ora, a quanto pare, muovendosi in modo più prudente. Gli equilibri politici in Europa sono cambiati (e cambieranno ancora) ma più per spostamenti progressivi che per un attacco frontale.

Prendiamo la Francia, dove i Gilet jaunes a un certo punto hanno fatto pensare perfino al luglio del 1789. Bene, il movimento ha raggiunto due risultati importanti, la riduzione del prestigio e della credibilità della Macronie ai loro minimi termini da una parte e qualche risultato economico dall'altra. Ma non ha spinto verso una rottura di sistema, che non ci sarà. Ora il movimento rifluirà, ma il fuoco continuerà a covare sotto la cenere. Macron, dal canto suo, resterà presidente fino alla fine del suo mandato, ma non sarà più lui e fra tre anni uscirà di scena.
1 2 3 »
Altri Top Mind
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.